domenica 16 ottobre 2011

Commissariamento euroamericano o indipendenza e sovranità nazionale?

Decenni di manovre a base di tasse, tagli, privatizzazioni… E il debito pubblico sale di continuo. Verso i 2.000 miliardi (mld) di euro. Questo perché:

* Tagliando la spesa, precarizzando il lavoro e inasprendo la pressione fiscale, si penalizzano consumi e investimenti; peggiorano –in qualità e tariffe– i servizi pubblici; aumentano disoccupazione e fallimenti aziendali.

* Privatizzando e liberalizzando, si impoverisce il tessuto economico, si svendono settori strategici, si danneggiano lavoro autonomo e piccola impresa.

* Al contempo, interessi sul debito e spese militari drenano, in gran parte all'estero, ingenti risorse pubbliche che (così come per le grandi opere di devastazione ambientale tipo TAV, Ponte sullo Stretto, ecc.) sarebbero da destinare al benessere collettivo.

Ci sono infatti sempre meno fondi per finalità sociali, eppure:

* dal 1991, quasi ininterrottamente, l’Italia vanta in bilancio un avanzo primario (cioè, al netto degli interessi –76 mld di € nel 2010–, le entrate sono maggiori delle spese) ma si indebita annualmente per pagare –metà all’estero– gli interessi sul debito accumulato.

* L’Italia ha speso (2010) per la “difesa” –dati Sipri, non inclusivi della guerra d'aggressione NATO in Libia– ben 27 mld di €, in gran parte per le guerre imperiali USA. E nel conto mancano gli impegni di spesa plurimiliardari per l'acquisto, in gran parte all'estero, di armamentari per il dispositivo NATO.

Premesso che il parametro UE Deficit / PIL è uguale a
Spesa pubblica – Entrate fiscali / Consumi + Investimenti + Spesa pubblica + Esportazioni nette,
ecco i risultati in sintesi:

* Cala il PIL reale, crollano le entrate fiscali.

* Aumenta la spesa improduttiva socialmente. Spese militari e interessi si sono già mangiati le ultime due manovre finanziarie per il biennio 2012-2013 (oltre 53 mld di €) imposteci dall’asse euroamericano Washington-Francoforte-Bruxelles, nel mentre se ne annunciano di prossime, «necessarie» e più salate.

* Peggiorano i parametri coloniali europei: deficit annuale/PIL e debito/PIL monitorati dal complesso euroamericano di agenzie di rating e banche d’affari USA, Fondo Monetario Internazionale (FMI), Commissione e Banca Centrale Europea (BCE), con potere (geo)politico a Washington.

La “crisi di bilancio” è quindi colpa di corruzione e privilegi della «Casta», da taluni addotti come causa principe? No. Questi sono in realtà fattori certo non irrilevanti, ma secondari, in larga parte prodotto della dipendenza coloniale pluridecennale di questo Paese.

La “crisi di bilancio” è quindi colpa dell’“evasione fiscale”? Se da un lato il prelievo crescente alla fonte e l'aumento del costo della vita comprimono i sempre più magri redditi del lavoro dipendente, dall’altro lo slogan della “lotta all'evasione” è un pretesto per estorcere fondi a lavoratori autonomi e piccole imprese spesso a rischio sopravvivenza, laddove i sentieri intricati della foresta fiscale e delle normative europee tutelano i grandi redditi finanziari e speculativi. Si mettono così l'una contro l'altra classi a diverso grado dominate.

Dietro questa permanente emergenza, amplificata scientemente negli ultimi mesi, si nascondono invece principalmente due finalità strategiche perseguite dal succitato complesso euroamericano, soggetti in senso lato politici all’origine della “crisi”:

* Destabilizzare alcuni Paesi europei per via speculativa al fine di accelerare i tempi di costituzione di un’unica area euroatlantica, a dominio statunitense, regolata da normative giuridiche made in USA (dai mercati finanziari, agricoltura, libere professioni al mercato del lavoro, scuola, pensioni...). Obiettivo intermedio di fase, è la centralizzazione europea delle politiche di bilancio, da allargare progressivamente ad altre aree (es. energia). Sostanzialmente un “Superstato Europeo”, presentato quale unica soluzione per fronteggiare le scorrerie della speculazione, fatte apparire come misteriose entità dai poteri divini.

* Acquisire, con la convergenza di interessi da parte delle servili e parassitarie oligarchie economiche italiote, il controllo delle grandi imprese e dei settori pubblici e strategici su cui potrebbe poggiare la forza politica ed economica sovrana di uno Stato. Come puntello si determinano, pertanto, continue macellerie sociali. Con manovre da lacrimogeni e sangue in nome del risanamento di un debito, indotto, che non si risana mai e che anzi si eternerà –tra l'altro a questo servono “Fondo (salva banche) Europeo” e/o “Eurobond”– come strumento di controllo/dominanza sociale e dipendenza delle sovranità nazionali.

- Ecco perché il segretario al Tesoro USA Geithner afferma che è «nell'interesse degli USA che l'euro sopravviva».
- Ecco perché il presidente USA Obama lancia ultimatum all'“eurozona” e alla riottosa Germania per «salvare l’euro».
- Ecco perché sciacalli finanziari USA come Soros auspicano l'istituzione di un “Tesoro Europeo” con ampi poteri fiscali.

È infatti l’euro, o meglio il “sistema Europa” di “libero mercato”, ad aver smantellato (anche) protezioni finanziarie e valutarie statali, a consentire dunque queste scorrerie finanziarie, ad aver permesso al debito pubblico di impennarsi.
Quale “insolvenza” (“default”) rischierebbe uno Stato dotato del potere sovrano di stampare moneta per finalità sociali od anche indebitato nella propria moneta nazionale, ad interessi controllati, e con i propri cittadini? Quale “insolvenza” invece rischia uno Stato indebitato con investitori esteri in una valuta come l’euro di fatto straniera? Gestita da un’istituzione autoreferenziale come la BCE, generosa nel fornire «liquidità illimitata» alle banche, inflessibile se si tratta di peggiorare condizioni materiali e sociali di vita collettiva?
Un’istituzione –la BCE– priva di qualsivoglia legittimazione democratica che (lettera di Trichet e Draghi), in combutta con il FMI, arriva –con l’appoggio del presidente Napolitano e della sedicente “opposizione” di centro e sinistra– a dettare i provvedimenti da varare al governo servo di turno. Oggi quello Berlusconi, lo stesso inizialmente contrario all’aggressione NATO in Libia appoggiata invece servilmente dall'asse guerrafondaio Frattini-La Russa, poi «costretto ad adeguarsi (…) Che cosa potevo fare, considerata la pressione americana (…)?». Dichiarazioni che evidenziano mille volte di più dei festini e delle “escort” la prostrazione/prostituzione della politica italiana in mano dei succitati magnaccia euroamericani.

* Fuori dalla NATO e dall’Unione Europea.

* Riconquista della sovranità monetaria e finanziaria – Ritorno alla Lira, come moneta pubblica nazionale.

* Ristrutturazione del debito (cancellazione, rinegoziazione e rimborso a seconda di soggetti e condizioni).

* Nazionalizzazione e/o ri-regolamentazione delle grandi imprese strategiche e del sistema bancario.

* Rifiuto delle guerre euroamericane.

* Nuove linee di politica estera (interessi nazionali su basi di cooperazione paritaria) e di politica economica e sociale (fuoriuscita dal neoliberismo).

* Resistere alla colonizzazione. Lottare contro la svendita di diritti e dignità.

Senza indipendenza e sovranità nazionale, nessuna liberazione sociale

collettivo politico "Indipendenza"

Fonte: Rivista Indipendenza

Nessun commento:

Posta un commento