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martedì 13 marzo 2012

Arancia Metalmeccanica a sostegno della Lotta No Tav


Arancia Metalmeccanica, il progetto del partito sociale del PRC che sostiene le casse di resistenza degli operai in lotta con la vendita delle arance dei contadini siciliani colpiti dalla crisi arriva a Torino per sostenere la lotta dei NO TAV. Di seguito il testo del volantino

Un gesto concreto e "gustoso" per aiutare il movimento
Sabato 17 Marzo banchetto in piazza castello angolo via roma dalle ore 10,30 alle ore 17,00.

La Tav è un progetto dai costi spaventosi, un gigantesco consumo di territorio e nessun investimento per il trasporto pubblico ordinario, questo si, utilizzato dalla stragrande maggioranza della popolazione.

La Tav costerà 1300 Euro al centimetro, uno spreco enorme di risorse, visto che la linea ferroviaria esistente è utilizzata solo al 30% e che il Paese sta attraversando una crisi economica i cui costi vengono fatti pagare ai “soliti noti” infatti: si chiudono ospedali e fabbriche, si tagliano pensioni,

Noi ci opponiamo ad un progetto che:
• è inutile perché la linea ferrovia attuale è più che sufficiente per merci e passeggeri
• è uno spreco immenso di risorse pubbliche in un periodo di crisi (17 miliardi di Euro!)
• è dannoso sul piano ambientale, devastando una vallata che è già oggi attraversata da una linea ferroviaria a doppio binario, una autostrada, 2 statali e 3 elettrodotti.
• è pericoloso per la salute giacché dall’estrazione e trattamento di rocce che contengono amianto ed uranio si metterà a repentaglio la salubrità dell’ambiente e quella delle persone: i danni provocati dall’amianto sono sotto gli occhi di tutti.
• Perché non far passare i treni sulla ferrovia esistente utilizzata al 30 per cento della sua capacità?
• Mezz’ora in meno tra Torino e Lione valgono i 17 miliardi di euro che potrebbero invece essere dedicati al riassetto idrogeologico del territorio e al potenziamento del trasporto dei pendolari?
• Quante persone infatti ogni anno muoiono in questo Paese a causa di terremoti, frane, alluvioni? Quanto si spende per riparare i danni ? Non sarebbe finalmente ora di avviare davvero una “grande opera”di messa in sicurezza del nostro territorio che produrrebbe, questa si, nuova e qualificata occupazione e progresso civile?

Sabato 17 Marzo e domenica 18 Marzo Rifondazione Comunista organizza in due piazze di Torino e in quindici piazze della provincia la vendita solidale di arance siciliane . Il ricavato andrà al movimento no tav per le iniziative di lotta. Un gesto concreto e "gustoso" per aiutare il movimento che da 20 anni si batte contro il treno ad alta velocità e propone un modello diverso di sviluppo.

venerdì 9 marzo 2012

Cronaca vera di un No Tav piccolo piccolo

LA RESIPISCENZA, QUESTA SCONOSCIUTA
                                                         
Cronaca vera di un no tav piccolo piccolo

Sono uno delle 40 persone coinvolte nella ”retata” contro i No Tav  del 26 gennaio scorso che portò in carcere 26 persone, di varie città, e agli arresti domiciliare o l’obbligo di dimora per le  restanti 14 . La mia posizione è una delle più leggere visto che non ho subito altre misure oltre all’obbligo di dimora in Torino.Sono incensurato e questo credo abbia pesato nella scelta delle misure cautelari da applicare a ognuno di noi,.Da neofita del crimine mi sono trovato a sfiorare un mondo per me ancora sconosciuto; il sacro e intoccabile  mondo della giustizia Italiana e ve ne voglio sommessamente parlare.
Ma veniamo brevemente ai fatti.

Dopo che la magistratura torinese ha ordinato il blitz, in puro stile pool antimafia di Palermo, con tanto di perquisizioni, arresti, impronte digitali e giornalisti al seguito, mi è stato notificato tutto il materiale probatorio, spero che si dica così, fatto di fotografie, accuse ,situazione dei colleghi criminali e considerazioni di varia natura normativa e giudiziaria. Primo colpo alla mascella. Trovarsi in un second
o  sui giornali nazionali, con tanto di nome, cognome e epiche gesta criminali, additato come nemico dello Stato, Ultras della violenza gratuita e premio nobel della sovversione non è stato molto carino. Per due giorni un quotidiano nazionale, che dopo nominerò, mi ha dato per carcerato con l’ovvia sorpresa da parte di chi mi vedeva gironzolare fischiettando per la città. Dopo criminale anche maestro dell’evasione penitenziaria. Un Vallanzasca sabaudo. Il quotidiano la Repubblica ha declamato in rima tutte le fasi della mia attività criminosa con il botto finale della mia presunta forza erculea ,in grado di alzare un wc chimico e scagliarlo con forza verso un carro armato della polizia. Difficile che la polizia disponga di carri armati ma credo impossibile trovare nelle nostre belle valli piemontesi wc chimici a portata di criminale. Colpo al fegato con testata sui denti. morale: stai recluso a Torino e poi vedremo. Ok rispondo io, visto che ci sono persone in carcere è meglio non lamentarsi troppo per una forma di rispetto verso i colleghi lestofanti. Così pensando mi dedico alla lettura delle carte , per me pari a una storia di fiabe, e inizio a scoprire l’esilarante mondo della giustizia. Mi piacerebbe farvele leggere, chi lo ha fatto ride ancora adesso, così vi rendereste conto della forza della nostra magistratura. Errori di tutti i tipi, frasi non finite, un verbo ogni 40 righe ecc.
Stupefacente.
Non voglio entrare in polemica con chi dovrà giudicarmi,la mia coscienza di militante politico è intonsa e questo, per dormire la notte, è più che sufficiente per il sottoscritto.

Capisco che questa possa sembrarvi una piccola storia e allora per renderla più accattivante vorrei passare direttamente al finale. Dimenticavo, nel frattempo ho fatto richiesta di revoca della misura cautelare . Suddetta misura mi è stata negata stanotte, con notifica alle due scampanellando allegramente per tutto il pianerottolo e per la terza volta in un mese , con le seguenti motivazioni:
1) la mancanza di oggettivi segni di resipiscenza da parte mia o, almeno, di seria e concreta presa di distanza dai fatti d’indagine ecc ecc.
2) la mia attività di musicista e sindacalista( sono un funzionario di partito e non bisogna essere Gramsci per capire la differenza tra un partito e un sindacato) non possono prevalere sull’esigenza della suprema difesa dello stato( ndr).
 Per quanto riguarda la mia famiglia, chissenefrega possono venire loro a trovarmi. Morale: non ti sei pentito neanche un po’ di essere quello che sei e che pensi  e allora nisba. Torna in ginocchio, penitente e dopo aver sacrificato un agnello al signore e se ne riparla.

Devo infine dire che le tre “visite” fatte a casa mia sono state tutte fatte in modo professionale e in punta di fioretto ma ormai nel mio palazzo mi considerano un pezzo da novanta del crimine, degno di sedere tra Sem Giancana e Totò Riina.. Ko tecnico .

Vi avevo avvertito, è una piccola storia che si perde nella cronaca del nostro paese ma gli ingredienti che fanno dell’Italia un paese cialtronesco ci sono tutti. In dosi omeopatiche ma ci sono tutti. Saluti e ieri, oggi e domani sempre no tav. andrea vitali

p.s. grazie per aver arricchito il mio misero vocabolario con la parola resipiscenza.

lunedì 5 marzo 2012

Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Prof. Mario Monti
Palazzo Chigi
ROMA


Oggetto: Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.
Onorevole Presidente,

ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, docenti, ricercatori e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare.
Sentiamo come nostro dovere riaffermare - e nel seguito di questa lettera, argomentare - che il progetto della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di causare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti.

Diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri
Nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi economica, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di
esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane. Per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro.

Assenza di vantaggi economici per il Paese
Per quanto attiene gli aspetti finanziari, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’assenza di un effettivo ritorno del capitale investito. In particolare:
1. Non sono noti piani finanziari di sorta
Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di “stop and go”.
2. Il ritorno finanziario appare trascurabile, anche con scenari molto ottimistici.
Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali.
3. Ci sono opere con ritorni certamente più elevati: occorre valutare le priorità
Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario "storico" sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie.
4. Il ruolo anticiclico di questo tipo di progetti sembra trascurabile.
Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi.
5. Ci sono legittimi dubbi funzionali, e quindi economici, sul concetto di corridoio.
I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni “geometriche” può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse.

Bilancio energetico-ambientale nettamente negativo.
Esiste una vasta letteratura scientifica nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all’effetto serra da parte dell’alta velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l’operatività delle infrastrutture (binari, viadotti, gallerie) nonché dai più elevati
consumi elettrici per l’operatività dei treni, non adeguatamente compensati da flussi di traffico sottratti ad altre modalità. Non è pertanto in alcun modo ipotizzabile un minor contributo all’effetto serra, neanche rispetto al traffico autostradale di merci e passeggeri. Le affermazioni in tal senso sono basate sui soli consumi operativi
(trascurando le infrastrutture) e su assunzioni di traffico crescente (prive di fondamento, a parte alcune tratte e orari di particolare importanza).

Risorse sottratte al benessere del Paese
Molto spesso in passato è stato sostenuto che alcuni grandi progetti tecnologici erano altamente remunerativi e assolutamente sicuri; la realtà ha purtroppo dimostrato il contrario. Gli investimenti per grandi opere non giustificate da una effettiva domanda, lungi dal creare occupazione e crescita, sottraggono capitali e risorse
all’innovazione tecnologica, alla competitività delle piccole e medie imprese che sostengono il tessuto economico nazionale, alla creazione di nuove opportunità lavorative e alla diminuzione del carico fiscale. La nuova linea ferroviaria Torino- Lione, con un costo totale del tunnel transfrontaliero di base e tratte nazionali,
previsto intorno ai 20 miliardi di euro (e una prevedibile lievitazione fino a 30 miliardi e forse anche di più, per l’inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di Alta Velocità realizzati), penalizzerebbe l’economia italiana con un contributo al debito pubblico dello stesso ordine della manovra economica che il Suo Governo ha messo in atto per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria che il Paese attraversa. E’ legittimo domandarsi come e a quali condizioni potranno essere reperite le ingenti risorse necessarie a questa faraonica opera, e quale sarà il ruolo del capitale pubblico. Alcune stime fanno pensare che grandi opere come TAV e ponte sullo stretto di Messina in realtà nascondano ingenti rischi per il rapporto debito/PIL del nostro Paese, costituendo sacche di debito nascosto, la cui copertura viene attribuita a capitale privato, di fatto garantito dall’intervento pubblico.

Sostenibilità e democrazia
La sostenibilità dell’economia e della vita sociale non si limita unicamente al patrimonio naturale che diamo in eredità alle generazioni future, ma coinvolge anche le conquiste economiche e le istituzioni sociali, l’espressione democratica della volontà dei cittadini e la risoluzione pacifica dei conflitti. In questo senso,
l’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione ci sembra un’anomalia che Le chiediamo vivamente di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni trasparenti e documentabili, così come previsto dalla Convenzione di Aarhus2.

Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo la necessità dell’opera.
Non ci sembra privo di fondamento affermare che l’attuale congiuntura economica e finanziaria giustifichi ampiamente un eventuale ripensamento e consentirebbe al Paese di uscire con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali, anche per evitare di iniziare a realizzare
un’opera che potrebbe essere completata solo assorbendo ingenti risorse da altri settori prioritari per la vita del Paese.

Con viva cordialità e rispettosa attesa,
Roma, 9 febbraio 2012
Sergio Ulgiati, Chimico Ambientale, Università degli Studi di Napoli Parthenope
Ivan Cicconi, Ingegnere, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici
Luca Mercalli, Climatologo, Società Meteorologica Italiana
Marco Ponti, Economista, Politecnico di Milano

(seguono le firme di altri 356 studiosi e professionisti)

sabato 3 marzo 2012

La Tav è un'opera inutile voluta nell'interesse dei costruttori e delle banche

di  Michael Pontrelli

Ivan Cicconi, ingegnere, è considerato uno dei maggiori esperti italiani di infrastrutture e lavori pubblici. Nella sua attività ultradecennale è stato capo della segreteria tecnica del ministro dei Lavori Pubblici nella XIII legislatura, membro del Cda dell’Anas, professore a contratto nelle università La Sapienza di Roma, Politecnico di Torino e LUISS. Ha svolto attività di ricerca per il Cnr, per l’Enea e per il Cnel. Autore di numerosi saggi è uno dei 4 redattori della lettera inviata al Presidente del Consiglio Mario Monti contro la Tav in Val di Susa, sottoscritta do oltre 300 autorevoli esponenti del mondo tecnico scientifico italiano. A Cicconi abbiamo chiesto di spiegarci perché l’alta velocità Torino-Lione è inutile e cosa si nasconde dietro l’insistenza dello Stato nel voler realizzare l’opera a tutti i costi.


Partiamo dal dibattito in corso attorno alla opportunità di realizzare l’infrastruttura. Come lo giudica?
“Dal governo tecnico e dai politici che in questi giorni vediamo nei canali televisivi sentiamo solamente slogan: ‘la democrazia non si ferma, non possiamo essere tagliati fuori dall’Europa, se non realizziamo quest’ultimo tratto impediamo la realizzazione del corridoio di alta velocità Lisbona-Kiev’. I politici non sanno di quello che parlano”.

In realtà però di alta velocità ne parla anche l’Europa. Il corridoio Lisbona-Kiev, di cui fa parte la tratta Torino-Lione, non è considerata un’opera strategica a livello europeo?
“I corridoi per il trasporto merci non sono mai stati definiti e tantomeno sono corridoi di alta velocità, perciò si tratta di una cosa non vera. A conferma di questo il fatto che in Slovenia, Ungheria e Ucraina non c’è nessun programma di alta velocità. E’ ormai da 15 anni che non si parla più di corridoio Lisbona-Kiev ma di progetti prioritari e quello Torino-Lione rientra all’interno del progetto prioritario 8, ovvero la Lione-Budapest. Ma nei progetti prioritari da parte dell’Unione europea non c’è l’imposizione di una determinata tecnologia”.

Dato che da parte dell’Unione europea non c’è l’imposizione di una determinata tecnologia, non si potrebbe allora adeguare la ferrovia esistente anziché costruirne una nuova?
“L’adeguamento è stato già fatto. Dal 2003 al 2006 c’è stata la sperimentazione, con interventi pubblici per decine di milioni di euro autorizzati dalla Ue, della cosiddetta autostrada alpina. Il piano di campagna dei binari è stato abbassato per favorire il trasporto diretto dei camion e lo Stato è arrivato a coprire il 75% del costo del servizio di trasporto. Nonostante tutto questo il traffico merci sulla linea ha continuato a calare. I dati parlano chiaro. Si è passati dalle 8,4 milioni di tonnellate di merci del 2003 ai 3,3 milioni di tonnellate del 2010. La semplice verità è che sulla Torino-Lione non c’è domanda di traffico merci. La linea ferroviaria esistente è utilizzata al 30-32% delle potenzialità”.

La comunità tecnico scientifica come si schiera nei confronti di questa opera?
“Non ho ancora trovato un tecnico che sia favorevole al progetto o che quantomeno sia in grado di motivarne le ragioni tecniche per farlo”.

Perché la politica insiste tanto allora nel voler realizzarla?
“Perché purtroppo la politica, o meglio il sistema dei partiti, è lontano dalla realtà. Per esempio, sono rimasto scandalizzato nel vedere che Cota e Fassino nell’incontro con il governo hanno dato il via libera al progetto in cambio delle compensazioni per il territorio. Quanto accaduto conferma, ancora una volta, che in Italia le grandi opere diventano il pretesto per avere soldi nel territorio senza però entrare nel merito dell’utilità di quanto si vuole realizzare”.

Qualcuno però parla anche di pressioni dei poteri forti. E’ dietrologia?
“No. Spingono a favore della Tav non solo grandi imprese costruttrici ma anche e soprattutto il sistema bancario perché queste grandi opere vengono fatte a debito. Le risorse non ci sono e quindi si ricorre a architetture finanziare come il project financing che comporta l’attivazione di debiti da parte di società di diritto privato con capitali pubblici. Non è un caso che l’attuale viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, sia un ex banchiere esperto proprio in questo tipo di operazioni”.

Come va a finire la partita? L’opera si farà?
“Non lo so. So però con certezza, perché conosco la Val di Susa da molti anni, che la stragrande maggioranza dei cittadini e degli amministratori della valle sono contro l’opera non a prescindere come si dice ma perché sono convinti dell’inutilità e sono in grado di dimostrarlo. Da una parte c’è dunque una collettività consapevole di quello che dice e che continuerà ad impedire la realizzazione dell’opera. Dall’altra parte c’è una politica infarcita di ideologia e di luoghi comuni”.
02 marzo 2012

fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/12/03/intervista_cicconi_motivazioni_no_tav.html?news#comments

martedì 28 febbraio 2012

La reazione a catena No TAV che spaventa il sistema

"I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli" (T.Jefferson)

Il grandissimo corteo No Tav di sabato, più di 75mila partecipanti, ha dimostrato per l'ennesima volta la forza di questo bellissimo movimento, che non si spaventa dell'arrogante (in)giustizia, che tenta, con la provocazione dei potenti e la violenza della polizia, di dividere e indebolire il movimento. Otto chilometri di marcia pacifica in solidarietà con gli arrestati sono state l'ottima risposta del movimento agli espropri dei terreni di questi giorni. Gli slogan più usati sono stati: "La valle non si criminalizza",  "Il dissenso non si arresta",  "Liberi tutti".

"Bisogna continuare a dire no alla Tav e non fermarsi mai [..] Sono i nostri terreni, ci faremo portare via di peso piuttosto che lasciarli. Non ci importa di ordinanze e leggi, perché come diceva Gandhi le leggi che non sono giuste si ignorano e non si rispettano. Difenderemo la nostra la nostra terra a costo della nostra vita e della nostra libertà" (Perino)

Da vent'anni le argomentazioni del movimento sono documentabili, visibili e concrete. Per sintetizzare in quattro punti. La Tav è:
Inutile. La linea (storica) esiste già ed è sotto-utilizzata. Il TGV che da Torino va a Parigi già esiste, e lo scalo di Lione è stato soppresso per mancanza di passeggeri. Inoltre la domanda del traffico merci secondo le stime è in diminuizione.
Gravosa. Grave rischio causato da amianto e uranio ampiamente presenti nel sottosuolo valsusino.
Spreco di denaro pubblico. Il costo di un km di Tav si aggira intorno ai 100 milioni di euro e l'attuale militarizzazione della valle raddoppiano queste cifre
Infiltrazioni mafiose. Dalla relazione 2011 della Direzione Nazionale Antimafia, emerge un quadro più che inquietante sull’andamento dei lavori per la costruzione della tratta Torino-Lione.

Il movimento ha una forza inesauribile proveniente dalla ragione e dalla riconquista della parte più genuina dell'umanità. Un fiume di passione, speranza e lotta percorre la valle e travolge i sopprusi dei potenti che malgovernano il nostro stato. Non possono sconfiggere la  forza del popolo della valle e non gli resta che aggredire, arrestare, denigrare i No Tav, simbolo perfetto di un popolo che si ribella alle logiche di mercato, un movimento che rimette la vita delle persone davanti ai profitti.
La difficoltà della loro non democrazia li mette con le spalle al muro e posso solo rispondere con aggressioni.
La solita oceanica manifestazione pacifica non era utile ai loro fini denigratori contro il movimento No Tav.
Come a Venaus nel 2005, sabato l'ennessima provocazione scellerata dentro la stazione Torino Porta Nuova, che ci ha ricordato che Spartaco Mortola è il capo della Polfer di Torino, lo stesso Mortola già condannato in secondo grado, in due procedimenti: per l'irruzione alla Scuola Diaz nel G8 di Genova dieci anni or sono e per induzione alla falsa testimonianza dell'allora questore Colucci (1).  Il capo della polizia, Antonio Manganelli, si era detto preoccupato per un aumento del dissenso. Ecco come pensano di ridurre il dissenso: con il manganello e le violenze. (2)
Al termine di una partecipatissima giornata di solidarietà e di coesione nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così sconcertante.

Sono arrivato alla stazione sul tardo pomeriggio, non c'era alcuna tensione. Avevamo notato le transenne al binario 20, il bar del binario stranamente chiuso, dall'altra parte della stazione una numerosa presenza di poliziotti antisommossa. Ingenuamente abbiamo pensato che il treno era privato e che le ingenti forze dell'ordine aspettavano qualche illustre uomo politico, una scorta. Non avrei mai pensato ad un atto sciacallo come quello poliziesco.
Prima di tornare a casa ho solidarizzato con i lavoratori in lotta della Wagon Lits, con gli 800 lavoratori licenziati. Spreco di denaro pubblico per unatratta che non vuole nessuno (Torino-Lione) e licenziamento di lavoratori e smembramento di un centinaio di carrozze ferroviarie.
I treni notte che uniscono il nord e il sud del paese e i treni per i pendolari sono utili e necessari a differenza dell'alta velocità, anzi alta capacità, Torino Lione. I lavoratori hanno già superato le 100mila firme, solo a Torino Porta Nuova ne hanno raccolte 40mila. (Colgo l'occosione per invitarvi a firmare al loro banchetto che troverete in stazione).

Ma torniamo a sabato e alla vergognosa operazione da cui si possono trarre due conclusioni importanti.
La prima è che la criminalizzazione è un’arte tra le più padroneggiate per sabotare i movimenti popolari.
La seconda è che la lotta No-tav è nel pieno delle sue forze e preoccupa molto gli speculatori e i loro cani da guardia.
Descrivere con le parole cosa è successo sabato mi fa male, dovrebbe far male a tutti.
I poliziotti antisommossa hanno militarizzato una stazione, hanno recintato con le transenne l'ultimo binario, il 20. I No Tav si sono trovati schiaccati tra il treno e il muro. I poliziotti hanno caricato senza alcun reale motivo, se non per reprimere il dissenso, per lanciare un messaggio al popolo: chi contesta le decisioni dovrà assaggiare la violenze dello stato. Successivamente è iniziata la cacciA all'uomo che contesta la truffa della TAV.
Il Treno che porta a Milano è un simbolo. E' il treno, infatti che collega Torino con il resto d'Italia. La stazione di Milano.

"Ero sul treno delle 19,50 per Milano e ho assistito a delle azioni assolutamente ingiustificate e ingiustificabili delle forze dell'ordine che, a un certo punto, parevano avere perso completamente la testa arrivando a prendere manganellate, oltre che le persone, i finestrini del treno. Ccredo che ci dovrebbe essere un'inchiesta su quanto è accaduto anche perchè dopo un'eccezionale manifestazione pacifica e non violenta, questo episodio pare messo lì apposta, e non certo dai manifestanti, per macchiare una giornata splendida" (G.Cremaschi)

La manipolazione dei media, a partire dallo stesso TGR, è evidente. La polizia ha caricato senza un reale motivo, ha usato lacrimogeni in stazione il cui fumo ha inondato il treno direzione Milano. I TG hanno volutamente esplicitato che la polizia non ha usato lacrimogeni e hanno montato le immaginani al contrario, mostrando prima l'isolata risposta dei no tav e poi il primario attacco violento della polizia. Trovo riduttivo descrivere con le parole quello che è successo, guardate i video finchè non li faranno sparire dal web. Diffondete la verità.

Dopo neanche 48 ore arriva un nuovo blitz militare.
Un ingente presenza della forze dell'ordine, militari, ruspe, hanno invaso questo bellissimo territorio per imporre con la forza le scelte suicide delle lobby. L'esproprio dei terreni è arrivato prima del previsto, avevano paura della risposta della valle e come sempre, hanno agito nell'ombra. Luca Abba, 37 anni, molto conosciuto in valle per la sua opposizione alla tav, è in pericolo di vita.
Le condizioni di Luca sono stazionarie, verrà mantenuto in coma farmacologico almeno per due o tre giorni, ovvero fino a quando non si concluderà la fase di sviluppo delle complicazioni dovute alle folgorazioni e alle conseguenti ustioni di secondo grado.
Luca si è arrampicato su un traliccio per resistere pacificamente alle truppe d'occupazione, un poliziotto, come si vede dal video, lo ha inseguito.
E' rimasto folgorato dall'alta tensione. I soccorsi sono tardati ad arrivare, i lavori invece non si sono fermati neanche per pochi istanti, dimostrando ancora una volta che quando ci sono di mezzo i soldi, la vita delle persone, per loro, non ha importanza.
Luca è un agricoltore della valle, è un no tav e lo sarà ancora, questa è la mia speranza.

"Io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna. L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori" (Luca Abba')

L'ennesimo blitz militare mostra cos'è la loro democrazia: nessuna copertura legale, hanno attuato un'azione militare, come in guerra, disprezzando anche la vita umana. Chiomonte, Maddalena, Bussoleno, da paesini sconosciuti della Val Susa, sono divenuti ormai luoghi simbolo di resistenza, contro un'opera inutile dal punto di vista del miglioramento dei trasporti, dannosa dal punto di vista ambientale, efficace solo per sperperare denaro pubblico e arricchire speculatori e investitori. Per costruire la Tav dovranno passare sui nostri corpi, sulla democrazia e sulla costituzione. Per questo noi ci definiamo nuovamente partigiani della valle. C’è un legame di memoria storica tra la vecchia e la nuova resistenza. E' una lotta proveniente da diverse posizioni politiche, intergenerazionale, è una lotta fondata su una prospettiva sociale e ambientale che percorre i veri valori dell'uomo.

Sicuramente, anche perché non c’è alternativa: se non vinciamo moriamo tutti, non solo psicologicamente, ma anche fisicamente, per tutti i veleni che butterebbero nell’aria. La nostra è una lotta per il diritto ad esistere e siamo convinti che vinceremo: sono più deboli di noi, non solo perché inferiori numericamente, ma perché le loro ragioni sono squallide. La nostra lotta è diventata emblematica e ha dato forza a tante altre lotte, se noi perdiamo perdono tutti. Sappiamo di non poter cedere anche per gli altri movimenti italiani, siamo il segno che la lotta paga ed è possibile farla: vincere da coraggio, ti fa sentire libero. A loro fa paura la popolazione che decide di non accettare, perché sanno che se iniziamo a difenderci non avranno più il controllo. La famosa interiorizzazione della sconfitta è quella che impediva alla gente di difendersi, ma ora abbiamo deciso che non è vero che non si può far niente. La Val di Susa ha scelto di non arrendersi: siamo un fiume che scende a valle, non ci potranno fermare.” (N.Dosio)

La lotta ventennale del movimento No TAV spaventa, è la dimostrazione che dal basso e con tenacia le decisioni scellerate dei potenti possono venire bloccate. I media manipolano le informazioni ed invitano il movimento ad abbandonare la valle, perchè a dir loro, il movimento è stato sconfitto. Lo stato ha deciso di ignorare il dialogo e di imporre le loro decisioni militarmente, come ai tempi dell'occupazione nazista. E' in atto una vera guerra, con mezzi blindati e con la propaganda. In gioco c'è la democrazia e un nuovo stato politico e sociale. Ci spingono ad abbandonare, ci arrestano, ci caricano violentemente, ci intimidiscono, ci minacciano e ci spingono a morire. Tutto questo per un motivo: hanno paura della vittoria del movimento No Tav e della possibile reazione sociale che a catena potrebbe trasformare l'intero paese. Per questo oggi più che mai non molleremo. Sarà dura!

"Le prossime mosse del Movimento tutti le scopriranno al momento opportuno" (Perino)

Andrea 'Perno' Salutari

Fonte: Patria del Ribelle

Con Luca a terra continuavano a lavorare

«Sono arrivati a tirare i lacrimogeni dentro le case stanotte».
Nicoletta Dosio una delle grandi voci del movimento No Tav racconta con lucida indignazione dell'ennesima notte di repressione che lo Stato sta portando avanti in Val Susa
«Ieri notte abbiamo tentato di bloccare i poliziotti. Dovevano fare il cambio di turno e abbiamo cercato di impedire a quelli che uscivano dall'Alta valle per andare verso Torino e il Sestriere, nei loro alberghi. Ci siamo mossi verso l'1 e la gente è scesa in strada ma un ora dopo sono arrivati contemporaneamente quelli che dovevano smontare il turno e quelli che dovevano iniziare. Ci siamo ritrovati con centinaia e centinaia di agenti contro, quasi una camionetta a testa. Sono partiti con idranti e lacrimogeni. Noi siamo scesi dall'autostrada per tornare alle automobili. Loro hanno fatto una manovra di accerchiamento e ci hanno inseguito nel paesino di Salbertrand tirando lacrimogeni fin dentro le case. La gente ci ha accolto e ospitato. Si pensava che dopo il quasi assassinio di Luca avrebbero diminuito l'aggressività invece erano ancora più arroganti. Evidentemente il loro capo Manganelli da loro la forza e l'autorità per essere esecutori consenzienti dell'arroganza fascista».

Di Luca che notizie si hanno?
«Anche stamattina ci hanno detto che è stazionario. In una situazione difficile, maciullato dalla caduta e dalla folgorazione ma non sembra in pericolo di vita anche se resta in rianimazione. Ieri ad un certo punto mi era arrivata una comunicazione terribile che per fortuna si era rivelata non esatta. Ma l'intera vicenda è assurda e dimostra come non esistano neanche le più elementari forme di rispetto della democrazia borghese».

Una dinamica da raccontare.
«Luca è caduto perché i poliziotti lo inseguivano. Luca ha anche formalmente la proprietà di una parte di quei terreni è un contadino. Eppure, con il suo corpo per terra, sono ripresi i lavori. I 20 ragazzi che erano con lui sono rimasti nella baita mentre veniva spianato il bosco di castagni che anche Luca aveva contribuito a costruire. Ora è rimasto il deserto e solo la baita. Il magistrato è arrivato, hanno interrogato i ragazzi come testimoni e ora sono anche inquisiti. Siamo in pieno fascismo. Hanno fatto leggi che neanche rispettano. Noi proprietari dei terreni non siamo stati informati dell'esproprio. Chi lo ha svolto non ci ha mostrato alcuna autorizzazione. Hanno alzato le loro reti come fosse un carcere. Qui la democrazia non esiste più, esiste l'arbitrio per cui quando neanche le loro leggi sono sufficienti passano al manganello. Un gruppo di noi ieri mattina è stato bloccato mentre tentava di raggiungere Luca e gli altri. Gli agenti che avevano già saputo di quanto accaduto ci ridevano in faccia. Questa è la situazione».

E gli operai hanno continuato i lavori come nulla fosse?
«Si, sono stati anche richiamati in servizio quelli dell'Italcoge che era in fallimento. Si è trattato di una operazione mass mediatica squallida per dimostrare che se si aprono i cantieri si crea lavoro. Ma che lavoro? Si tratta di schiavi consenzienti che oggi si prestano a un lavoro indecente e che domani – se un giorno dovesse cominciare la realizzazione della galleria – cominceranno a morire per l'amianto e l'uranio che si troveranno addosso. Ma non insegna nulla il processo Eterniti? Operai che hanno continuato, richiamato in servizio Italcoge grancassa mas mediatica cantiere che se si apre da lavoro, schiavi consenzienti, amianto uranio morire per lavoro indecente e conseguenze processo eternit. Quest'opera corrompe anche moralmente, dimostra come si possano avvelenare contemporaneamente il mondo e le coscienze e portare ad un deserto ambientale e umano»
.
Oggi come prosegue?
«Abbiamo dalla mattinata ripreso a fare i blocchi autostradali. Con noi c'è molta gente, ci sono giovani e anziani. La partecipazione alla manifestazione di sabato dimostra che non si molla. Gli elicotteri volano sulle nostre teste e ci attendiamo altri attacchi ma resisteremo. Qui c'è gente determinata e la grande e lucida rabbia che cresce è un carburante potente. Non riusciranno a spegnerla con gli idranti. Stasera, come ogni sera, ci riuniremo in assemblea e decideremo come andare avanti. Secondo me la rabbia e l'arroganza della polizia è un segnale di debolezza che dobbiamo cogliere. La nostra è una ragione collettiva che può e deve vincere, e poi scopriamo sempre più di non essere soli».

A cosa ti riferisci?
«Alle infinite manifestazioni di solidarietà di ieri. Ai tanti e alle tante che sono scesi in piazza per tutta Italia, fino alla Sicilia anche con le nostre bandiere per confermarci che sono con noi. Vorremmo abbracciarle tutte quelle manifestazioni. Una solidarietà ci rafforza, ci fa credere ancora di più di avere ragione e che ci conferma come tante lotte e vertenze siano collegate alla nostra e ognuna si rafforza grazie alle altre. Uno spirito di fratellanza che ci permette di lottare per difendere il futuro. Un pensiero però va ancora ai nostri compagni arrestati per quello che pensano. Li vogliamo liberi».

Fonte: Contro la crisi

mercoledì 22 febbraio 2012

Le mani della ‘ndrangheta sulla Val di Susa

- Mario Di Vito – eilmensile.it -

In Val di Susa c’è una guerra. Non quella tra i No Tave i sostentori dell’Alta velocità, ma uno scontro totale tra cosche della ‘ndrangheta. Dalla relazione 2011 della Direzione Nazionale Antimafia, emerge un quadro più che inquietante sull’andamento dei lavori per la costruzione della tratta Torino-Lione.

“Monitorare da vicino – si legge nella relazione – i lavori per la Tav che interessano la Val di Susa, l’andamento degli appalti e dei sub-appalti, nei quali è notorio che avvengono infiltrazioni della criminaltià organizzata. Con riguardo alle complicità e collusioni con esponenti della politica. Le indagini svolte dimostrano che il momento in cui è più facile accertarlo è in occasione delle consultazioni elettorali, in cui sono inevitabili i contatti tra i candidati disponibili ai compromessi e i responsabili delle ‘famiglie’ mafiose in grado di manovrare voti”.

Sin dagli anni ’70 il Piemonte si vede coinvolto in storie di ‘ndrine, una realtà ramificata su diversi comparti: dalla droga allo sfruttamento della prostituzione, dall’estorsione al gioco d’azzardo, dal traffico d’armi fino all’imprenditoria. E’ il 9 giugno del 2011 quando la colossale operazione ‘Minotauro’ porta all’arresto di 151 persone in tutta l’Italia, con 9 locali individuati proprio in Piemonte.

Dalle indagini, condotte comando provinciale dei carabinieri di Torino, spuntano rivelazioni sui rapporti tra le ‘ndrine calabresi e forze politiche, funzionari delle istituzioni e mondo imprenditoriale. “L’amorevole intreccio tra criminalità organizzata e politica dà a quest’inchiesta un risvolto inquietante. Il voto di scambio avveniva a qualsiasi livello. È una vergogna inaccettabile”, queste le parole pronunciate allora dal procuratore torinese Giancarlo Caselli. Dalle intercettazioni, poi, spuntò anche il nome dell’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino. In una telefonata intercorsa tra l’onorevole Mimmo Lucà, esponente delle Acli sabaude, e il boss della ‘ndrangheta di Rivoli, Salvatore De Maso, si parla delle primarie del centrosinistra e di quale candidato ‘sostenere’. “Ecco che io sto sostenendo Fassino – dice Lucà al telefono -… Perché la partita è molto dura con Gariglio. Se magari hai qualche amico a Torino..”. “Si sì – risponde De Maso-, che ne ho. E facciamo.. facciamo, diciamo questi che conosciamo facciamo votare Fassino”. “Va bene e poi io, subito dopo, ci vediamo a bere un caffè. Magari così facciamo una chiacchierata”. Il giorno delle primarie, poi, è De Masi che chiama Lucà: “Ho fatto qualche commissione tutta la mattinata a Torino. Per il nostro amico. Comunque io dico che dovrebbe andare bene”. Ma l’onorevole torinese è ancora preoccupato: “Anche se è una battaglia abbastanza complicata”. De Masi conferma: “Eh perché insomma l’altro si è dato molto da fare anche”. L’altro sarebbe Davide Gariglio, il principale concorrente di Fassino per la candidatura a sindaco, il quale, dice ancora Lucà “ha anche lavorato molto sui Calabresi”.

Ed è qui che il racconto torna a intrecciarsi con le vicende dell’Alta Velocità. Il piatto della tratta Torino-Lione è particolarmente ricco, tra appalti e sub-appalti, si parla addirittura di un costo complessivo di 35 miliardi di euro in totale. Stime al ribasso, visto che le altre tratte ad Alta Velocità fatte in Italia hanno visto il loro costo crescere in maniera esorbitante durante i lavori. Tanto per dire, la Roma-Firenze è cresciuta di 6,8 volte rispetto ai preventivi, la Firenze-Bologna di 4 volte, la Milano-Torino di 5,6 volte.

Soldi usciti dalle casse statali ed entrati nelle taschi di non si sa chi. Di queste storie e delle infiltrazioni malavitose nell’attivazione delle tratte se n’è parlato parecchio negli anni passati, ma ogni volta che rispunta fuori un progetto di treni ad alta velocità, si fa sempre finta di non ricordare.

http://www.lsmetropolis.org/2012/02/ndrangheta-in-val-susa/

sabato 18 febbraio 2012

Le mani della ‘ndrangheta sulla Val di Susa


In Val di Susa c’è una guerra. Non quella tra i No Tav e i sostentori dell’Alta velocità, ma uno scontro totale tra cosche della ‘ndrangheta. Dalla relazione 2011 della Direzione Nazionale Antimafia, emerge un quadro più che inquietante sull’andamento dei lavori per la costruzione della tratta Torino-Lione.

“Monitorare da vicino – si legge nella relazione – i lavori per la Tav che interessano la Val di Susa, l’andamento degli appalti e dei sub-appalti, nei quali è notorio che avvengono infiltrazioni della criminaltià organizzata. Con riguardo alle complicità e collusioni con esponenti della politica. Le indagini svolte dimostrano che il momento in cui è più facile accertarlo è in occasione delle consultazioni elettorali, in cui sono inevitabili i contatti tra i candidati disponibili ai compromessi e i responsabili delle ‘famiglie’ mafiose in grado di manovrare voti”.

Sin dagli anni ’70 il Piemonte si vede coinvolto in storie di ‘ndrine, una realtà ramificata su diversi comparti: dalla droga allo sfruttamento della prostituzione, dall’estorsione al gioco d’azzardo, dal traffico d’armi fino all’imprenditoria. E’ il 9 giugno del 2011 quando la colossale operazione ‘Minotauro’ porta all’arresto di 151 persone in tutta l’Italia, con 9 locali individuati proprio in Piemonte.

Dalle indagini, condotte comando provinciale dei carabinieri di Torino, spuntano rivelazioni sui rapporti tra le ‘ndrine calabresi e forze politiche, funzionari delle istituzioni e mondo imprenditoriale. “L’amorevole intreccio tra criminalità organizzata e politica dà a quest’inchiesta un risvolto inquietante. Il voto di scambio avveniva a qualsiasi livello. È una vergogna inaccettabile”, queste le parole pronunciate allora dal procuratore torinese Giancarlo Caselli. Dalle intercettazioni, poi, spuntò anche il nome dell’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino. In una telefonata intercorsa tra l’onorevole Mimmo Lucà, esponente delle Acli sabaude, e il boss della ‘ndrangheta di Rivoli, Salvatore De Maso, si parla delle primarie del centrosinistra e di quale candidato ‘sostenere’. “Ecco che io sto sostenendo Fassino – dice Lucà al telefono -… Perché la partita è molto dura con Gariglio. Se magari hai qualche amico a Torino..”. “Si sì – risponde De Maso-, che ne ho. E facciamo.. facciamo, diciamo questi che conosciamo facciamo votare Fassino”. “Va bene e poi io, subito dopo, ci vediamo a bere un caffè. Magari così facciamo una chiacchierata”. Il giorno delle primarie, poi, è De Masi che chiama Lucà: “Ho fatto qualche commissione tutta la mattinata a Torino. Per il nostro amico. Comunque io dico che dovrebbe andare bene”. Ma l’onorevole torinese è ancora preoccupato: “Anche se è una battaglia abbastanza complicata”. De Masi conferma: “Eh perché insomma l’altro si è dato molto da fare anche”. L’altro sarebbe Davide Gariglio, il principale concorrente di Fassino per la candidatura a sindaco, il quale, dice ancora Lucà “ha anche lavorato molto sui Calabresi”.

Ed è qui che il racconto torna a intrecciarsi con le vicende dell’Alta Velocità. Il piatto della tratta Torino-Lione è particolarmente ricco, tra appalti e sub-appalti, si parla addirittura di un costo complessivo di 35 miliardi di euro in totale. Stime al ribasso, visto che le altre tratte ad Alta Velocità fatte in Italia hanno visto il loro costo crescere in maniera esorbitante durante i lavori. Tanto per dire, la Roma-Firenze è cresciuta di 6,8 volte rispetto ai preventivi, la Firenze-Bologna di 4 volte, la Milano-Torino di 5,6 volte.

Soldi usciti dalle casse statali ed entrati nelle taschi di non si sa chi. Di queste storie e delle infiltrazioni malavitose nell’attivazione delle tratte se n’è parlato parecchio negli anni passati, ma ogni volta che rispunta fuori un progetto di treni ad alta velocità, si fa sempre finta di non ricordare.

Fonte: lsmetropolis

venerdì 3 febbraio 2012

Ferrero: tagliamo la Tav e avremo 500.000 posti di lavoro

Un reddito sociale garantito per i giovani senza lavoro attingendo ai super-patrimoni dei ricchissimi e un piano strategico ecologico, per il riassetto idrogeologico e la riconversione energetica, tagliando grandi opere inutili come la Torino-Lione e l’acquisto dei 130 cacciabombardieri F-35. Lo propone il leader di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero: «Si parla molto di dare una opportunità ai giovani e il tutto si risolve nella proposta di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori». Meglio fare proposte alternative, destinate a creare economia reale. Come? Tagliando sprechi e imponendo una mini-patrimoniale. Obiettivo: mezzo milione di posti di lavoro, in attività realmente utili per tutti.

Prima mossa, «istituire in Italia un reddito sociale per i disoccupati finanziato con una tassa sui grandi patrimoni», scrive Ferrero sul “Fatto Paolo Ferrero Quotidiano”. Basterebbe far pagare una piccola tassa dell’1% sui patrimoni che eccedono gli 800 mila euro (solo sulla parte che eccede, ovviamente), aumentandola proporzionalmente fino al 2% per i patrimoni sopra i 10 milioni di euro. In questo modo «si ricaverebbero 20 miliardi di euro, del tutto sufficienti a garantire il reddito sociale ad oltre due milioni di disoccupati». Cosa che, oltre a dare sostegno alle fasce più deboli, contribuirebbe a far crescere i consumi e quindi l’economia.

Altra manovra, un piano per il lavoro centrato sul riassetto idrogeologico del territorio e sulla riconversione energetica di tutti gli edifici pubblici, dalla coibentazione ai pannelli solari sul tetto. «Le risorse – spiega Ferrero – possono essere recuperate attraverso l’abolizione delle opere inutili e dannose: non acquistare i 130 cacciabombardieri, chiudere definitivamente ogni spesa sul Ponte sullo Stretto e chiudere i lavori sulla Tav in Val di Susa, facendo normalmente circolare i treni ad alta velocità sulla linea attuale, senza farne una nuova». Un maxi-risparmio, che renderebbe disponibili «diversi miliardi di euro, che sommati ai fondi europei per le aree No Tavsvantaggiate permetterebbero di mettere al lavoro almeno 500 mila persone».

Ovviamente, oltre ad essere rilevanti sul piano della giustizia sociale, queste due misure «aumenterebbero i consumi popolari, dando un contributo fondamentale ad un positivo rilancio dell’economia di almeno un punto di Pil». Questo, sostiene Ferrero, è un modo concreto per affrontare il problema dei giovani, mentre il governo Monti «vuole togliere l’articolo 18 per i nuovi assunti, cioè garantire per legge la libertà di licenziamento per i nuovi assunti, giovani o meno giovani che siano». Il problema è che abolire l’articolo 18 «non aumenta i posti di lavoro, per il semplice motivo che il numero di occupati non dipende dalla possibilità di licenziare la gente ma dalla possibilità di farla lavorare».

giovedì 26 gennaio 2012

EZIO LOCATELLI (PRC-FDS): SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AL MOVIMENTO NO TAV

Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista-Fds di Torino

Dopo la militarizzazione della Val di Susa si è 
deciso di attuare la criminalizzazione di qualsiasi forma di resistenza alla distruzione di un intero territorio relativamente alla realizzazione di un’opera dissennata e speculativa qual è la Tav. Il vero obbiettivo delle quaranta misure cautelari nei confronti di altrettanti attivisti No Tav è quello di mettere al palo il movimento No Tav in Val di Susa e di far fuori la rete di solidarietà che intorno a questo movimento si è andato costituendo in tutta Italia. Fra le persone oggetto di avviso di garanzia e di provvedimento cautelare Andrea Vitali, responsabile organizzativo Prc di Torino a cui va la nostra piena solidarietà. La migliore risposta che possiamo e dobbiamo dare a questa dimostrazione di forza è di rilanciare una mobilitazione di massa, politica, pacifica. Sabato pomeriggio Rifondazione Comunista sarà in piazza a Torino insieme al movimento antitav della Val di Susa” .

Torino, 26 gennaio 2012

lunedì 2 gennaio 2012

Tav, il non-cantiere diventa sito strategico

di Giulia Zanotti

Il 2012 inizia con un sapore diverso in Valsusa. Non certo perchè l'assedio di mezzi e uomini delle forze dell'ordine, che dallo scorso giugno presidiano la zona dove dovrebbe sorgere la linea ad alta velocità Torino-Lione, è terminato. Anzi, quelli ci sono sempre. Come i metri di reti e filo spinato e i muri di recente costruzione. Quello che è cambiato, invece, è che dalla mezzanotte del primo gennaio il cantiere della Maddalena di Chiomonte è diventato "sito strategico di interesse nazionale".


Una formula che vuole dire semplicemente che d'ora in poi si useranno metodi ancora più severi nei confronti di chiunque si avvicina alla zona e alle recinzioni. Si parla di multe salatissime e di arresti. Poco di nuovo, in realtà, per il movimento No Tav. Già, perchè nei mesi scorsi, quando l'area non era ancora "strategica" bastava comunque un nonnulla per rischiare denunce e arresti. E' solo di settimana scorsa l'ultimo esempio, quando alcuni studenti in gita con i loro insegnanti sono subito stati identificati perchè camminavano nei pressi del cantiere.

Intanto, prosegue come sempre la protesta dei No Tav che la notte del 31 dicembre hanno festeggiato il nuovo anno nei pressi del cantiere con bandiere e fuochi di artificio. Sicuri che anche nel 2012 la Valle continuerà a resistere.

Grazie Simonetta Zandiri e il Tg Maddalena per il materiale

Fonte: Nuova società

martedì 13 dicembre 2011

No Tav, il conflitto è permanente

Per chi vive in Val Susa ciò che stupisce maggiormente sono i titoli dei giornali che urlano una qualche manifestazione Notav. Ieri è stata la volta del blocco del Tgv proveniente da Parigi la cui corsa è stata fermata a Bussoleno da circa mille manifestanti.
I valsusini, molti muniti di regolare biglietto che dà il diritto di poter stare sulla banchina, non hanno occupato i binari e la loro presenza ha impedito che la corsa del treno francese proseguisse verso Torino. Ma questa non è una notizia perché se non è proprio routine poco ci manca. Ben altre riflessioni invece dovrebbero emergere. Da circa sei mesi una comunità sta portando avanti una lotta determinata e quotidiana, e l'idea che ogni tanto un gruppetto di scalmanati più o meno numeroso si svegli e combini un guaio è risibile. Assomiglia alle assicurazioni che la coppia Virano-Ferrentino raccontavano ai giornali ed allo stesso Governo: situazione migliorata rispetto il duemilacinque. Il primo ultimamente tace perché conosce la reale gravità in essere. Il secondo è invece un enigma avvolto da un mistero: ex barricadero oggi ha posizioni ambigue sul progetto in sé, e molto critiche sul movimento che lui stesso ha contribuito a creare e che, in buona parte, lo ha abbandonato al suo destino.

Il conflitto in val Susa è quindi permanente da circa sei mesi e non si vedono segni di stanchezza. Anzi. Se è vero che le marce pure e semplici sono meno numerose che in passato è bene sottolineare che l'adesione alla disobbedienza civile, e anche qualcosa in più, è diventata di massa. Sei anni fa i Tgv provenienti dalla Francia venivano bloccati da cento persone. Ieri erano almeno dieci volte di più.
Il cantiere luna park centra relativamente con questa recrudescenza della lotta. Impatto maggiore arriva dalla quotidianità. I posti di blocco nella valle sono pesanti, la presenza di una cesoia nel bagagliaio necessita di mille giustificazioni, e le denunce sono ormai dozzine. Si aggiungano gli scontri verbali con militari talvolta arroganti e aggressivi. Anche per queste ragioni i treni vengono bloccati e la gente va tutti i giorni alla baita presidio facendo chilometri di sentiero in montagna, solo per fare due esempi. Basti pensare al Gruppo Cattolici per la Valle che quotidianamente raggiunge il pilone votivo adiacente le reti del cantiere e prega di fronte ai poliziotti robocop che osservano basiti.
Ci sono poi le barricate di carta che la Comunità Montana guidata da Sandro Plano continua a produrre. Per giovedì invece il menù prevede una fiaccolata che vedrà partecipare, minimo, diecimila persone. Ancora: tutti i paesi che si susseguono lungo le due statali che attraversano la Val Susa sono tappezzati di bandiere Notav, innalzate non solo da singoli cittadini ma dalle stesse amministrazioni comunali. L'idea quindi che una volta iniziati i lavori la valle digerisse il boccone si è rivelata l'ennesimo atto di sciatteria istituzionale. Il governo Monti ripete ciò che fece Berlusconi. Ad entrambi la val Susa chiede solo l'apertura di un dialogo sull'utilità dell'opera, cosa si sta aspettando?
Maurizio Pagliassotti

Fonte: Liberazione

martedì 25 ottobre 2011

Nicoletta Dosio (No Tav): "Le lodi non ci toccano. Continueremo a tagliare le reti"

Tutti dicono che siete stati bravi, facendo finta di non capire che la lotta va avanti.
Sì certo, la lotta va avanti. Niente è cambiato per noi nel senso che la nostra manifestazione di domenica è soltanto uno dei tanti momenti di una lotta che dura da ventidue anni e che durerà fin quando questa enorme e distruttiva mala opera non tramonterà definitivamente. Già nel 2005 tentarono di annacquare l’esperienza di una lotta alta con i tavoli di concertazione ma non ci riuscirono. Se vengono espresse anche in questo momento lodi assolutamente pelose da chi vuole continuare a fare la Tav, dal Pd al Pdl, beh queste lodi non ci fanno sinceramente né caldo e né freddo. Avanti per la nostra strada di resistenza quotidiana con i presidi contro le reti, e controinformazione, per esempio con i “no tav tour”, con gli interventi che ci vengono chiesti da tutte le parti d’Italia. Troviamo compagni in ogni posto che andiamo, e spieghiamo loro che senza deleghe e con una azione reale si può fermare questa distruzione portata avanti da un capitale sempre più agguerrito che usa la crisi in senso antioperaio contro i diritti dei territori e della collettività per mettere in ginocchio una società che merita di trovare uno sbocco di liberazione.

Quindi, no-Tav ancora in azione…
Andremo alle reti non solo ogni quindici giorni ma anche realmente e non metaforicamente. Questa lotta ci ha fatto capire che chi è con noi deve essere nostro compagno di strada realmente e non essere imbonitore. E’ il momento questo che men che meno serve delegare. Domenica, anche nelle situazioni più difficili il popolo c’è stato. E la nostra è una lotta di storie diverse che si unificano contro il modello di sviluppo di guerra e di rapina.


La vostra critica alla Tav è molto concreta. E’ un terreno che il potere non ha mai accettato…
Concretamente si vede che la Tav ha eliminato i treni intercity e i regionali che avevano un prezzo contenuto. Chi vuole andare da Torino a Roma deve per forza prendere la Frecciarossa. Noi una linea internazionale ce l’abbiamo già. Le corse le hanno eliminate perché non avevano clienti. Il problema nostro è spostarsi nell’ambito locale. Se pensiamo che la rete ferroviaria italiana è ancora a binario unico per i due terzi. Se pensiamo che con il piano Necci hanno chiuso le officine di manutenzione capiamo bene quale modello abbiano in testa. Con quel piano cominciò a farsi strada il business dell’alta velocità. E noi qui capimmo che la chiusura di Bussoleno era l’altra faccia del piano dell’alta velocità.


Pensare di costruire in Val Susa la Tav è un po come tentare di replicare la guerra in Vietnam…
E’ una follia. Rimarranno impantanati. Ci stiamo opponendo alla Tav e, come cittadini, ci opponiamo da subito alle spese per la militarizzazione del territorio attraverso l’impiego delle forze dell’ordine. Ce ne sono stabilmente almeno un migliaio che costano 90mila euro, senza contare l’ammortamento dei mezzi, e l’elicottero che costa 4mila euro l’ora. Per la giornata di domenica hanno buttato 500mila euro. E poi ci vengono a dire che i bambini non hanno più la carta igienica nelle scuole.


Voi andate avanti. E va bene. Ma qualcosa sta cambiando?
Ieri abbiamo notato che c’è proprio un cambiamento culturale rispetto alla nostra lotta. I grandi mezzi di informazione che sono arrivati in massa volevano capire stavolta e non costruire delle montature. Questo potere che arriva sempre più armato contro di noi dimostra di essere sempre più debole. Siamo già i vincitori morali. Una lotta popolare e colorata sta avendo ragione degli schieramenti politici e militari. In valle stanno già facendo numerosi scempi e non hanno ancora iniziato a perforare. La rete ha provocato la morte di molti animali, che ci sono andati a finire contro. Le ruspe hanno schiantato molti alberi. Senza contare che proprio sotto gli occhi delle forze dell’ordine sono al lavoro operai senza le necessarie protezioni antinfortunistiche.

Fonte: Contro la Crisi

La liberazione della Maddalena sarà vita e libertà

Alcune immagini dall'altro capo del filo rosso di resistenza NO TAV che nella giornata del 23 ha ribadito la propria forza e l'irriducibilità della lotta popolare contro la grande mala opera.
La generosa difesa della Baita Clarea, da parte di un pugno di donne e uomini che hanno deciso di rimanere all'interno della cosiddetta zona rossa per impedire (o almeno documentare) arbitrii e danneggiamenti.
Il "cantiere che non c'è" che dalle prime ore del 22 è andato riempiendosi di armati, blindati, mezzi d'assalto; le centinaia di uomini in assetto antisommossa, usciti dal fortino per allargarsi intorno alla baita, attraverso i boschi, accompagnati dall' insistente ronzare dell'elicottero.

La notte violentata dai fasci di luce delle torri-faro, cadenzata dai passi delle ronde.

E l'alba livida della mattina del 23, con il posizionarsi delle truppe lungo le reti del fortino, sul ponte e sulle rive del Clarea.
Verso le sette del mattino, dai cancelli sotto i piloni e alle vasche dell'autostrada, escono sferragliando le ruspe per spianare la via alla repressione. Il primo a cadere è il grande gazebo che per notti e giorni ha protetto i nostri turni alle reti, ed ha dato riparo ai digiunatori; poi sono gettati giù dal pendio i materiali delle barricate, lo scheletro del camper NO TAV bruciato dalle truppe d’occupazione il 27 giugno dopo la presa della Maddalena, la roulotte che aveva accompagnato e dato supporto alla costruzione della baita.

L’avanzare delle ruspe travolge le macchie dei noccioli e i giovani polloni dei castagni, schianta le chiome dei ciliegi che si protendono sul sentiero, sconquassa i muretti a secco e apre crepe nel fondo stradale a lose, costruito con perizia e fatica da coloro che per centinaia d’anni, in questi luoghi, coltivarono e protessero vigne e castagneti. Quando tace lo sferragliare dei mezzi, si possono sentire le voci del bosco ferito; l’acuminato trillo dei pettirossi ci dice il coraggio della vita che resiste, che neanche i loro veleni e la loro violenza riusciranno a spegnere.
Avvertiamo intorno a noi crescente tensione e nervosismo; intravvediamo sguardi ostili o assenti,come se dietro l’esibizione di muscoli ci fossero timore e insicurezza.
A un certo punto un graduato ci consiglia di mettere al sicuro le tende del piccolo campeggio lungo il Clarea: non può garantire sul comportamento di quelli che lui chiama i suoi “cani sciolti”…

La situazione è surreale come un inquietante sogno in cui ti senti insieme attore e spettatore impotente.
La mattina avanza lenta; dai telefonini ci giungono le notizie della manifestazione in marcia, delle reti tagliate.

Ci avviciniamo al Clarea: sappiamo che tra poco non saremo più una decina, ma decine di migliaia; abbiamo portato le bandiere NO TAV e il megafono per accogliere degnamente il popolo NO TAV che viene a liberarci. Intoniamo Bella Ciao.
Davanti a noi sul ponte e lungo il torrente, sta immobile la truppa schierata, In alto, tra i boschi, intravediamo il riflesso dei caschi blu e neri.
Il ronzio dell’elicottero si avvicina, poi diventa rombo e la sua sagoma compare nello spicchi di cielo che ci sovrasta…Ed ecco che il bosco e il greto del torrente si animano… spuntano le prime bandiere, si agitano mani, risuonano voci di saluto.

Rivivo le sensazioni del 2005: quella che ci sta venendo incontro è la stessa marea colorata che il 31 ottobre salì a dare aiuto e speranza al pugno di resistenti del Seghino, quella che l’8 dicembre scese dai pendii di Venaus e abbattè le reti del cantiere, scompigliando una partita che sembrava ormai giocata e mandando in fumo le certezze arroganti della lobby del TAV.
Anche questa volta le truppe hanno perso. Sono nipoti, figli, fratelli, amate figlie e sorelle coloro che ci abbracciano e ci fanno commuovere….

Il resto è storia documentata e ampiamente raccontata da immagini e parole.
Tra tanta gioia un dolore, il cerbiatto trovato dai manifestanti, con le gambe spezzate e ormai agonizzante, nei boschi sopra il Clarea: evidentemente, disturbato dalle ronde nella notte, aveva cercato di fuggire attraverso il bosco che, per queste creature tipicamente diurne, diventa col buio luogo di trabocchetti mortali.

La liberazione della Maddalena sarà vita e libertà non solo per gli esseri umani, ma anche per gli alberi, per gli animali cui le reti del fortino costituiscono barriere invalicabili sulla via verso l’acqua, verso i pascoli che sono loro da sempre.

Nicoletta Dosio

lunedì 24 ottobre 2011

Val Susa, messaggio all’Italia: no al debito, tagliamo la Tav

La Torino-Lione sarebbe la grande opera dei record: la più costosa della storia italiana e, secondo i No-Tav, anche la più inutile: «Almeno 40 miliardi di euro buttati, per una linea ferroviaria che non servirà mai a nessuno».
Qualche cifra: la ferrovia che la valle di Susa non vuole costerebbe 5.000 euro al centimetro. Per capirci: 4 centimetri di Tav sono un anno di pensione, 3 metri di binario una scuola materna, 500 metri un ospedale. Il 23 ottobre, nel giorno in cui Sarkozy e la Merkel ridono di Berlusconi in mondovisione mentre Van Rompuy annuncia che l’Italia avrà tre giorni di tempo per decidere di privatizzare i beni comuni e tagliare il welfare, dalla valle di Susa arriva un’indicazione opposta: l’unico taglio ammissibile è quello delle reti della “zona rossa”, l’area off limits destinata al futuro cantiere, gigantesco monumento allo spreco decretato dalla lobby finanziaria che sta piegando l’Europa, in spregio a tutti i suoi popoli.

Un’altra Europa è possibile: questo il messaggio corale che la valle di Susa consegna alla cronaca italiana, chiudendo senza nessun incidente la Giaglione, 23 ottobre: il taglio delle reti della "zona rossa"settimana più difficile della lunga storia del movimento No-Tav, aperta dagli scontri del 15 ottobre a Roma che hanno rimbalzato tutto il fuoco mediatico sull’opposizione alla Torino-Lione. Un tam-tam ossessivo, per criminalizzare la protesta: «I black bloc che hanno devastato Roma si sono addestrati in valle di Susa durante l’estate». Risultato: invasione di giornalisti e troupe, dirette televisive già alla vigilia, portavoce No-Tav trasformati in “sherpa” mediatici per guidare i reporter sui luoghi della resistenza civile e raccontare ancora una volta le ragioni della protesta e lo stile ormai ventennale di un’autentica opposizione popolare, unica in Italia. La macchina della paura non ha funzionato: domenica 23 ottobre, sui sentieri del bosco tra Giaglione e la Maddalena di Chiomonte hanno sfilato migliaia di manifestanti pacifici, almeno 15.000 secondo il presidente della Comunità Montana, Sandro Plano, presente al corteo con gli amministratori locali insieme a personalità come Giorgio Cremaschi della Fiom, Giulietto Chiesa e l’ex ministro Paolo Ferrero.

Sulle barricate, molti dissidenti del Pd come lo stesso Plano, il sindaco di Venaus Nilo Durbiano e Carla Mattioli, sindaco di Avigliana: «Stiamo conducendo una tenace resistenza politica per spiegare al nostro partito che la Torino-Lione è un’opera totalmente assurda, devastante per il territorio, avversata dalla popolazione e finanziariamente insostenibile, costosissima e totalmente inutile: tutti gli studi dimostrano che l’Italia e la Francia non hanno bisogno di un nuovo collegamento merci, figlio di un progetto obsoleto e risalente all’epoca in cui l’Europa credeva ancora in quel tipo di espansione». C’è di più: «La lotta della valle di Susa – sottolinea Cremaschi – dimostra che i popoli europei non approvano questa Unione Europea dominata dalla Bce e dalle lobby finanziarie che emettono diktat a cui i Il corteo No Tav del 23 ottobre in val Susagoverni dovrebbero piegarsi: dev’essere chiaro a tutti che chi sta con la Bce, cioè con Marchionne, la Marcegaglia, Berlusconi e la Tav, non sta dalla nostra parte».

Insieme a Ferrero, Giulietto Chiesa era presente in valle di Susa già allo sgombero della “Libera Repubblica della Maddalena”, conquistata dalla polizia il 27 giugno a colpi di lacrimogeni: «Sono grato alla valle di Susa perché ci farà risparmiare almeno 20 miliardi di euro», dice Chiesa. «E’ evidente che i soldi per la Torino-Lione non esistono e che quella linea ferroviaria non si farà mai, così come è chiaro il valore della resistenza popolare della valle di Susa: una avanguardia civile italiana ed europea, che con la sua lotta nonviolenta dimostra l’importanza decisiva di un impegno cruciale, data la posta in gioco: il futuro di tutti noi e dei nostri figli, di fronte a una oligarchia finanziaria che sta cancellando la democrazia e vorrebbe imporci la stessa “cura” inflitta alla Grecia, con i beni pubblici privatizzati, grazie all’alibi di un debito largamente incoraggiato e creato dagli stessi organismi che ora pretendono “sacrifici” inaccettabili e, al tempo stesso, insistono con lo spreco scandaloso di grandi opere che sanno perfettamente inutili come la Torino-Lione».

Questo è il punto: la valle di Susa parla a nome dell’Italia dei referendum, quella che è scesa in campo a giugno contro la “casta”, e che ora la Bce e l’Unione Europea vorrebbero semplicemente cancellare. Rispetto alla minaccia epocale che incombe sul proprio futuro, l’Italia appare indifesa: il governo Berlusconi balbetta, ridicolizzato da Francia e Germania, mentre l’opposizione invoca un esecutivo «serio», cioè spietato e più pronto a eseguire le direttive impartire da Van Rompuy, oscuro politico belga che il gruppo Bilderberg – élite della finanza mondiale, responsabile dello sfacelo – ha messo a capo dell’Unione Europea con un mandato chiaro: spremere cittadini e lavoratori, tagliare istruzione e pensioni, demolire lo Stato sociale su cui si è basata la cittadinanza europea per mezzo secolo e depredare i servizi pubblici, che Bruxelles “raccomanda” di “liberalizzare”, ovvero Donne No-Tav in prima fila, "armate" di cesoiesvendere ai grandi gruppi industriali e finanziari, gli stessi che predicano “ripresa” e “crescita”, anche ora che i popoli sono chiamati a pagare per il frutto avvelenato della speculazione bancaria e della crescita drogata dei consumi superflui: il debito.

«Il default degli Stati fa il paio con l’altro default, quello della Terra», ripete Cremaschi: «Non possiamo più accettare un modello di sviluppo che devasta le risorse del pianeta». Ecco perché anche in questo la battaglia popolare della valle di Susa si rivela profetica: se il potere politico, industriale e finanziario ripropone lo stesso sviluppo-truffa capace solo di produrre maxi-profitti per pochi e debito per tutti a scapito dei territori, è doveroso dire “no”. Alberto Perino, portavoce del “popolo No-Tav”, è felice dell’esito della mobilitazione del 23 ottobre: «Abbiamo simbolicamente “tagliato le reti” e dimostrato che la nostra è una lotta nonviolenta». Sollievo anche da parte della polizia, che alla vigilia ha creato un efficace “filtro” per escludere il rischio di infiltrazioni violente, ma poi – di fronte al corteo pacifico di migliaia di montanari – ha evitato qualsiasi prova di forza, limitandosi a controllare da vicino il libero afflusso di manifestanti nella “zona rossa”, rispettando la loro libertà di manifestare.

Sottratta la valle di Susa al tetro folklore della guerriglia, il 23 ottobre 2011 resta una pietra miliare – data la sovraesposizione mediatica dopo i disordini di Roma – ma anche un bivio cruciale: i politici che fino alla vigilia “gufavano” temendo il peggio e invitando i cittadini a restare a casa, di fronte al bilancio positivo della giornata sul piano dell’ordine pubblico fingono che il problema sia risolto, dando per scontato che «la Torino-Lione si farà, perché si deve fare». Sbagliato: la valle di Susa, come l’Italia dei referendum, ribadisce che di scontato non c’è più niente, nell’Italia del 2011: «Fra sei mesi – ipotizza Giulietto Chiesa – la situazione finanziaria generale sarà così drammatica che nessuno si potrà più permettere di ripetere allegramente che in valle di Susa si “dovranno” sprecare miliardi per un’opera inutile». Si profila una grande partita politica: «A pensarla così siamo milioni, solo che non siamo ancora rappresentati», dice ancora Giulietto Chiesa, convinto che la valle di Susa sia «un modello perfetto, da esportare: se ci fossero dieci, venti, cento valli di Susa, oggi l’Italia sarebbe un paese migliore, con più dignità e più speranza davanti a sé».

Fonte: Libre Idee

domenica 23 ottobre 2011

No Tav: distrutto il loro scenario apocalittico

Ancora una volta gli scenari apocalittici della vigilia si sono frantumati davanti alle ragioni del movimento No Tav.

In molti, nei giorni scorsi, hanno sperato che la manifestazione di oggi in valle di Susa si trasformasse in una semplice prova di forza dai risvolti drammatici. Invece ancora una volta i valsusini hanno dimostrato un grandissimo senso di responsabilità, sfidando a migliaia sentieri e freddo per ribadire la propria indignazione, e contrarietà, in merito ad un’opera utile a pochi e dannosa ai più.

I pronostici della vigilia legati agli scenari apocalittici di chi invocava la militarizzazione dell’intera valle, cadono miseramente in frantumi innanzi alla determinazione, lucida e piena di disinteressata passione, di chi da anni lotta per evitare uno scempio ambientale ed economico senza eguali.

Rimangono ad occupare il cantiere gli sprechi derivanti dall’insediamento dei sondaggi geologici, modello “Cinecittà”, aperti a Chiomonte a cui si sommano i costi, in molte migliaia di Euro, per la vigilanza dell’area affidata al personale, sempre più stremato, dei polizia ed esercito.

L’Europa, che in passato qualcuno indicava come la grande finanziatrice del Tav, si appresta a coprire forse solo il 40% del costo legato all’opera, chiudendo gli occhi davanti al grande dissenso manifestato da un popolo intero. Lo scenario apocalittico può essere riconducibile solo alla colpa grave di chi difende il progetto Tav a tutti i costi. Credo, ma è solo un’opinione personale, sia giunto il momento di tornare a manifestare davanti alle sedi del potere di Torino.

Juri BOSSUTO
PRC Federazione della Sinistra

No Tav: «Faremo disobbedienza civile»

Chi voleva che il count-down in vista di domenica fosse un'escalation di tensioni ha avuto il ben servito. Non saranno certo i No Tav ad alimentarla. Gli interventi articolati, le mani alzate per un voto unanime e il coro liberatorio finale con il motto «Sarà düra» sono il ritratto di un'assemblea intensa, che giovedì sera a Villar Dora si è espressa favorevolmente rispetto alla proposta del coordinamento dei comitati. Sarà una giornata di disobbedienza civile a volto scoperto e a mani nude (senza oggetti contundenti, solo tronchesine per tagliare «le reti illegittime del non cantiere»). Avrà regole precise e condivise: «Nessuno dovrà accettare lo scontro. Nessuno di noi - ha spiegato Alberto Perino - può permettere che accada il minimo incidente. Ci stiamo giocando una grossa fetta del patrimonio di oltre vent'anni di battaglie».

La zona vicino al sito della Maddalena, strade e sentieri, è off-limits già da questa mattina, secondo l'ordinanza del prefetto di Torino Alberto Di Pace. Ma la Valle - sfibrata dall'isteria politico-mediatica e dagli allarmi del ministro Maroni, che alla vigilia del 30 luglio disse che sarebbe scappato il morto quando poi non successe nulla - è pronta a «Diamoci un taglio». L'appuntamento è alle 10.30 di domenica a Giaglione. Questo il programma e le cosiddette «regole d'ingaggio»: «Dopo il concentramento - ha sottolineato Perino - andremo alla baita Clarea, verso le reti, attorno alle quali ci posizioneremo con estrema calma senza dare pretesti a essere male interpretati. Un segnale darà il via al taglio, un altro un segnale ci avviserà del rientro alla baita e poi a Giaglione. Tutto questo avverrà a volto scoperto. Se le forze dell'ordine lanceranno lacrimogeni e la Val Susa si riempirà di fumo alzeremo i tacchi e ce ne andremo in buon ordine. Chi vorrà portarsi la maschera antigas, nel caso ci fosse un lancio di Cs, potrà mettersela solo sulla via del rientro. Chi non accetta queste condizioni si pone automaticamente al di fuori del movimento e della manifestazione».
I No Tav sanno che sarà una giornata delicata (sanno, per esempio, che tagliando le reti incorrono in un reato; la Procura di Torino ha annunciato che chiunque cercherà di tagliare la recinzione del cantiere Ltf sarà arrestato). Ma hanno anche l'esperienza e la maturità per gestire la situazione. «Dovrà essere un nuovo inizio» ha detto in assemblea Maurizio Piccione di Spinta dal Bass. «L'immagine - ha aggiunto Ezio Bertok, No Tav Torino - che uscirà dalla manifestazione sarà quella che daremo all'esterno. Non siamo un piccolo cortile e abbiamo una responsabilità in più, perché siamo un punto di riferimento per tante realtà nel Paese».
Una zona cuscinetto di quasi un chilometro di diametro terrà i manifestanti No Tav lontano dall'area del cantiere, difesa da un migliaio di agenti. Il movimento cercherà di aggirare i blocchi: «Se ci sarà uno spiegamento tale da impedircelo - dice Perino - noi non cercheremo lo scontro. Avranno comunque perso loro, per lo sperpero di denaro pubblico causato». Lo ha spiegato Luigi Casel, liste civiche: «Il progetto di difesa militare previsto per domenica costerà mezzo milione di euro, esattamente i soldi che mancano al Consorzio socio assistenziale della Valsusa». Resta da capire quale sarà la reazione delle forze dell'ordine: dura o soft.

La Cub porterà cesoie di gommapiuma. Ci saranno anche le famiglie, ma i bambini resteranno al parco giochi di Giaglione: «Lì dipingeranno la loro protesta sui cartelloni». La maggior parte dei sindaci No Tav non parteciperà, ma riunirà l'unità di crisi a Bussoleno. Ci saranno gli amministratori delle liste civiche («Senza tagliare le reti» ha precisato Giorgio Vair, vicesindaco di San Didero). Ieri, il sottosegretario degli Interni Michelino Davico, ha invitato «a modificare la composizione dell'Osservatorio della Torino-Lione per permettere agli amministratori No Tav di indicare un loro rappresentante». Si vedrà. Per ora, la Val di Susa attende domenica, citando il poeta Walt Whitman: «Resistere molto, obbedire poco».

mercoledì 19 ottobre 2011

I No Tav il 23 ottobre ci danno un taglio

A mani nude, a volto scoperto, a testa alta

Il 23 ottobre 2011 la Val di Susa sarà nuovamente protagonista: taglierà le reti che la vedono ostaggio della lobby del TAV dicendo no ai tagli allo stato sociale, alla sanità, alla cultura.
Da quattro mesi una parte della valle è militarizzata, una vasta area è off-limits per i cittadini, recintata e protetta da reti posate illegalmente e difese da centinaia di poliziotti che proteggono un “cantiere che non ‘c’è”.
Da quattro mesi chi denuncia questa situazione e protesta davanti alle recinzioni è bersaglio di migliaia di candelotti lacrimogeni al CS (un gas tossico vietato dalle convenzioni internazionali) e non si contano le intimidazioni a singoli cittadini e all’intero movimento notav.


Oggi appare sempre più evidente la follia di un progetto TAV Torino-Lione non solo per la sua inutilità dal punto di vista trasportistico, ma anche e soprattutto per l’enorme spreco di risorse sottratte alla collettività: a nessuno può sfuggire la volontà criminale di una classe politica incapace e corrotta, al servizio di quel sistema di “finanzieri senza volto” rappresentato dalle grandi banche e dai fondi di gestione, che non mostra alcun pudore a voler imporre l’opera mentre taglia pesantemente i servizi ai cittadini.


Il TAV è la punta dell’iceberg di questa follia imposta da governi che non rispondono più ai propri elettori (in Val di Susa viene negata ogni minima forma di dissenso politico) ma a quel mondo opaco che specula sulla crisi economica. E’ lo stesso mondo pronto a prestare i capitali necessari alla realizzazione del TAV costringendo tutti i cittadini italiani a nuovi sacrifici per rimborsare quei prestiti e a subire nuovi tagli ad uno stato sociale ormai al collasso.
Le reti illegali che in Val di Susa delimitano un cantiere che non c’è difendono in realtà questo sistema.
In Val di Susa sono sospesi i diritti, la democrazia è ferita, le reti delimitano un’area di illegalità mentre una Procura della Repubblica strabica si scatena alla ricerca di improbabili sovversivi e criminali al di fuori delle reti: nei loro confronti usa le denunce e il carcere per intimorire un’intera valle e nel frattempo le ditte che manovrano ruspe e trivelle (alcune delle quali in evidente odor di mafia) si sentono protette e il partito degli affari si sente autorizzato a sperare che prima o poi partano i cantieri.

Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.
In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.
Lo faremo a mani nude, portando solo gli strumenti per abbattere le reti; lo faremo a volto scoperto perché non abbiamo nulla da nascondere, ognuno mostrerà la sua faccia pulita che chiede soltanto rispetto. Daremo un taglio alle reti e non porteremo alcuna offesa a chi dovrebbe difendere la legalità ed è mandato invece a coprire l’illegalità di recinti abusivi che offendono la nostra dignità.

In migliaia taglieremo le reti invitando chi sta dall’altra parte a desistere da violenze e rappresaglie, dal lancio di lacrimogeni e quant’altro: se l’invito non verrà accolto ci difenderemo dai gas, e chi dovesse dare l’ordine di aggredire cittadini pacifici che chiedono giustizia se ne assumerà la responsabilità di fronte al paese che ci guarda.
Migliaia di cittadini mostreranno che sono loro dalla parte della legalità e non hanno paura di difendere il loro futuro, che la loro è una lotta per la difesa dei beni comuni.

Il 23 ottobre sarà una giornata di resistenza attiva che coinvolgerà un’intera valle.
A tutti coloro che condividono le nostre ragioni e ci sostengono, chiediamo di dare visibilità alla nostra azione, a tutti chiediamo di comprendere il valore del nostro gesto, di rispettare il nostro modo di protestare civilmente.
Aprire varchi nelle reti, mostrare che non ci rassegniamo alla cancellazione di spazi di partecipazione democratica è il nostro obiettivo. Il risultato di questa giornata non si misurerà in metri di recinzione abbattuti ma sarà nella determinazione, visibile e forte, di una popolazione che non si rassegna al silenzio; sarà la dimostrazione che questo folle progetto TAV non potrà che rimanere sulla carta; il suo valore sarà nell’azione di massa coraggiosa, pacifica ma determinata a dare un taglio alle reti e agli inganni di una politica che chiede voti pensando solo alle tangenti generosamente offerte dall’alta velocità. L’Europa ne prenda atto, governo, partiti e lobby si rassegnino e non abbiano paura di perdere la faccia: noi la nostra faccia ce la mettiamo sempre e continueremo a farlo.

La lotta della Val di Susa non appartiene solo a noi, in questi anni ne abbiamo avuto continue conferme: è diventata anch’essa un bene comune da difendere.


Il movimento NO TAV

domenica 9 ottobre 2011

15 ottobre: I No Tav chiamano l'Italia

Scriviamo queste righe dalle nostre montagne, sperando che dalle Alpi possano arrivare a tutto lo stivale, da Cortina a Lampedusa. La nostra valle vive un momento di lotta intensa, di resistenza: ogni giorno è qui, ormai, un giorno decisivo. Dai nostri presidi, dalle nostre baite, dai nostri paesi, dalle strade e dai sentieri che li collegano, attorno al fortino militarizzato creato dal governo a difesa del non-cantiere dell’Alta Velocità, stiamo resistendo. Ed è da resistenti che ci rivolgiamo a voi, che ci rivolgiamo all’Italia. La lotta No Tav è una lotta per la difesa della salute e del territorio, ma non solo: è una lotta contro la consegna della ricchezza prodotta collettivamente, in tutto il paese, nelle mani di pochi. È una battaglia contro l’alleanza strategica tra stato e mafia, ma è anche l’idea di un mondo diverso, costruito insieme attraverso nuove pratiche di decisione dal basso. È un movimento in difesa della nostra valle, che amiamo ora come non avevamo mai amato, ma è anzitutto un grido che si leva da un luogo nel mondo, rivolto a tutto il mondo.

Il 15 ottobre, in Europa e non solo, migliaia di persone risponderanno all’appello che giunge dagli indignados spagnoli: da coloro che, a partire dal marzo scorso, hanno deciso di trasformare, a modo loro, la vita politica del loro paese. Persone comuni – non eroi! – proprio come noi e voi, che hanno invaso le piazze delle loro città, parlando alla Spagna della società che vorrebbero costruire, sulle ceneri della classe politica che governa il loro paese. Come la Val Susa non può vincere senza l’Italia – e, lo diciamo con convinzione, un’Italia migliore non può nascere senza la vittoria della Val di Susa – così i ragazzi spagnoli non possono vincere senza l’Europa. Che cosa vogliono? Una politica e un’economia al servizio di tutte e tutti, il rispetto per l’essere umano e per l’ambiente, la morte definitiva dell’accentramento del potere mediatico, dell’abuso sistematico di quello politico, della corruzione, del commissariamento globale da parte della grande finanza. Ogni volta che ripetiamo questi stessi, identici concetti nelle nostre assemblee popolari, ogni volta che li gridiamo lungo le vigne o sotto le reti della militarizzazione, sentiamo di portare avanti una lotta che è la loro stessa; ma è la stessa degli studenti greci e tunisini, dei ragazzi che vengono arrestati sul ponte di Brooklyn e di quelli che cambiano la storia in piazza Tahirir.

Allora che aspettiamo? Il tiranno che ci governa è a Roma! A Roma è il mandante politico dell’invasione militare della Valle, a Roma è il mandante politico del Tav: decrepito, vergognoso e trasversale, proprio come in Spagna, proprio come in Grecia. A Roma sono i palazzi che hanno partorito una manovra di assassinio di due o tre generazioni, e mentre con una mano rapinano gli italiani di 20 miliardi di euro, con l’altra firmano gli accordi con la Francia per regalarne 22 al malaffare, distruggendo con il Tav le nostre vite e la nostra vallata. Mentre già discutono la necessità di una manovra bis per attaccare ancora più a fondo, in nome dei diktat della BCE, la società italiana, spendono 90.000 euro al giorno per gasarci al CS e reprimere in ogni forma il nostro dissenso, per la sola colpa di esserci ribellati al loro decennale strapotere. Questo è ormai la Val di Susa, del resto: un pericoloso esempio per tutte e tutti, da sradicare con la forza. Cosa aspettate? Cosa aspettiamo? Se vogliamo un futuro, un futuro qualsiasi, non abbiamo scelta: dobbiamo sfidare la casta – tutta la casta! – e dobbiamo vincere. A Roma ci saremo per sentire ancora il vostro abbraccio, dopo mesi difficili in cui abbiamo sofferto, ma anche sognato; e tra i nostri sogni ci sarà sempre quello in cui vi vediamo marciare fin sotto i palazzi del potere, e lanciare tutti insieme il grido che arriva, forte e chiaro, dalla Spagna: Que se vayan todos!

Fonte: No Tav Info

sabato 24 settembre 2011

Ecco il “No Tav Tour”: in Val di Susa si punta sulla non violenza per rafforzare il consenso

Un giro a tappe nelle principali città italiane per spiegare le ragioni della valle, senza mollare la protesta simbolica davanti al cantiere: la svolta pacifista del movimento decisa nel raduno di ieri a Villarfocchiardo.
Il leader Alberto Perino: "Tirar pietre è stato un errore"

Un ‘No Tav Tour’ nelle principali città italiane, per spiegare le ragioni della Valle, senza mollare la presa sul “cantiere”. Dopo un’estate trascorsa tra proteste e scontri, il popolo No Tav ha inaugurato una nuova stagione di mobilitazioni all’insegna dello stop ai lanci di pietre e a ogni tipo di violenza. Riunito ieri a Villarfocchiardo, il movimento ha deciso di voltare pagina e rafforzare il consenso nel Paese. “Dobbiamo far capire che la nostra lotta si intreccia al malcontento generato dalla crisi economica – ha spiegato Alberto Perino, leader riconosciuto del movimento – Abbiamo ragioni comuni e la stessa rabbia”. Il tour lungo lo stivale partirà a metà ottobre e durerà un mese, cercando di creare nuove ‘alleanze’ sul territorio.

Dobbiamo mostrarci allegri e non aver paura, anche così si resiste” ha detto un’attivista al microfono, con in mano un sacchetto contenente compresse di Maalox, cerotti e bende e la scritta “armi di distruzione di massa”. Il riferimento è alle due donne arrestate durante gli scontri del 9 settembre scorso e recentemente rilasciate. Eppure il clima si fa ogni giorno più teso e aumentano i segni di nervosismo da parte delle forze dell’ordine. L’inverno è alle porte e i tempi di avvio dei lavori sono destinati ad allungarsi, visto che non sono state rispettate le scadenze e manca l’accordo Italia-Francia sulla ripartizione dei costi. Ieri, i parlamentari del Pd Stefano Esposito ed Emanuele Fiano (responsabile sicurezza del partito) hanno chiesto al ministro Maroni di garantire attrezzature adeguate agli agenti in vista del freddo e “dell’imminente allargamento del cantiere”. I due esponenti invocano poi l’istituzione di un sito nazionale di interesse strategico, che comporterebbe “un opportuno inasprimento delle pene nei confronti di eventuali assalitori del cantiere che potrebbero così venire immediatamente arrestati”.

Tirare pietre è stato un errore, un autogol, ma quelle reti vanno tagliate”, ha detto Perino. Sul carattere della nuova strategia – nata nel coordinamento dei comitati cittadini – sembrano tutti d’accordo. Perfino Lele Rizzo, portavoce del centro sociale Askatasuna e promotore della “giornata del taglio”, secondo cui “dovremo essere in tanti, magari una domenica mattina, a volto scoperto e armati solo di cesoie”. Il diktat è uno solo: non ci dovranno essere atti di violenza, obbligatorio mantenere lo stesso autocontrollo dimostrato nella marcia da Giaglione a Chiomonte del 30 luglio scorso. Sulla riuscita e il carattere non violento della giornata, il movimento non ha alcun dubbio, tanto che intende invitare stampa e televisioni, chiamando ad esporsi anche personaggi in vista che hanno sostenuto pubblicamente la lotta dei valsusini.

Intanto, proseguono le iniziative in tutta la valle. Nel prossimo mese l’agenda è fittissima: teatro, musica, momenti di preghiera, cene di autofinanziamento, convegni, giornate sulla nonviolenza, partite a bocce e a carte davanti alle reti (anche di sera, perché i fari sono sempre accesi). E poi una due giorni per informare la cittadinanza, coinvolgendo il mondo della cultura. Nutrita sarà la partecipazione dei No Tav anche alla marcia per la pace Perugia-Assisi, dove per protesta non sfilerà il gonfalone della Regione Piemonte.