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domenica 23 ottobre 2011

Malcom X e il lavoro negro

OGGI ho seguito in video - cinque ore dei discorsi di MALCOM X - e ho preso appunti come una cronista del mio tempo. rileggendo quanto ho ascoltato dal LEADER AFRO AMERICANO - e sostituendo NEGRO con OPERAIO - il tutto, torna attuale - drammaticamente attuale... tanto che si puo' dire che il RAZZISMO legato al colore della pelle passerà a breve in secondo piano, lasciando il passo ad un RAZZISMO tra poveri contro poveri, dove il sottoproletariato si annientera' se non comprende realmente dove risiede il problema, chi lo crea e quali rapporti schiavisti ci stanno preparano, tra una frustata e l'altra.

MALCOM X.

Fin da quando ero ragazzo ho imparato che le cose che vi portano alla maturità non sono altro che guai, disgrazie, tribolazioni. Se si superano le difficoltà della pioggia, delle neve o del nevischio, voi ben sapete che, queando splende il sole e ogni cosa fila liscia, tutto diventa piu’ facile.

Dovrei anzi dire conoscenza, di modo che da parte nostra, si possa capire il presente ed essere meglio preparati ad affrontare il futuro.

Il passato quindi contiene in se’ la storia e l’origine di qualcosa : di una persona, di una nazione, si ha una comprensione migliore delle cause di qualsiasi cosa originata, delle ragioni del suo esistere. Non è possibile in questa societa’, ne’ per me ne’ per voi, avere una mente equilibrata senza studiare con cura il passato, poiche’ in questa particolare societa’, in conseguenza del nostro adattamento a essa e del nostro modo di agire, siamo dei paria, tali da essere calpestati, da essere considerati nullita’. Ora, se non studiamo con cura il passato e non scopriamo l’origine della nostra condizione, siamo indotti a pensare che siamo stati sempre cosi’. E se si pensa di essere sempre stati cosi’, ci si sente privi di valore, quasi ridotti a niente.

Le persone di mente ristretta, in conseguenza della limitatezza della loro conoscenza, pensano di essere toccati solo da cio’ che accade nell’isolato in cui vivono.

Il potere ci osserva costantemente. Proprio come uno scienziato nel laboratorio, ha l’intera comunita’ negra degli Stati Uniti sotto il microscopio, per scoprire come la pensiamo, per aggiornarsi sul nostro modo di considerare le cose, per rendersi conto della velocita’ del battito del nostro polso : pulsa troppo veloce ? la temperatura sale o scende ? gli è indispensabile sapere come la pensiamo, cosa sentiamo. Se la temperatura sale quando vuole lui, tutto va bene, ma se scopre che essa sale a un grado cui non puo’ controllare, ne è tormentato.

Se il potere è concentrato in un luogo determinato, bene, non rimane altro da fare che andarvi e impossessarsene di una parte : il che non è altro che sottrarlo a chi gia’ lo detiene; è una constatazione molto semplice.

Riflettere : vi si mette la corda attorno al collo e poiche’ voi urlate, il misero bianco del Sud che cerca di impiccarvi vi accusa di essere emotivi. Evidentemente suppongono che vi facciate mettere la corda al collo urlando con gentilezza e suppongono anche che siate pieni di rispetto e responsabili delle vostre azioni quando urlate per il male che vi stanno facendo.

AVETE mai osservato un autentico americano di pelle nera ? fatelo, osservatelo, osservate l’autentico negro americano borghese : non desidera mostrare alcun segno d’emozione, non è nemmeno disposto a segnare il ritmo di una musica con il battito del piede. Gli potete far sentire qualsiasi musica che veramente tocchi l’anima, egli siedera’ immobile, lo vedo come se mi fosse davanti ed ecco perche’ vi dico questo. E la ragione della simulata indifferenza è che egli sa che la stessa musica lascerebbe indifferenti i bianchi. I bianchi rimangono indifferenti poiche’ sono incapaci di sentirla, sono privi d’anima, ed egli finge di non avere un’anima per cercare di somigliare a loro. Il che, detto francamente è una vergogna.

L’IMBROGLIO piu’ grosso viene messo in atto quando ci chiamano “ NEGRO “, la truffa aumenta di dimensione quando noi stessi ci autodefiniamo “ NEGROES “, poiche’ finiamo con l’imbrogliarci da soli. NON SIAMO NEGROES non lo siamo mai stati finche’ non ci hanno portato qui e resi tali : noi siamo stati scientificamente mutati in NEGROES dall’uomo bianco. Ogni qualvolta si ascolta qualcuno autodefinirsi – NEGRO – si nota che è un prodotto genuino della civilta’ occidentale e non dovrei usare la parola – CIVILTA’ – ma piuttosto la parola – CRIMINE - . il NEGRO nell’eccezione comune dei bianchi e di coloro che spontaneamente si autodefiniscono tali, è la testimonianza migliore che possa essere chiamata in causa per accusare la civilta’ occidentale d’oggi. Una delle ragioni principali per cui li chiamano NEGROES è che in tal modo ci impediscono di sapere effettivamente chi siamo, e la stessa cosa fate voi quando vi autodefinite con questa parola. FINCHE’ usate la parola NEGRO non sapete cosa siete, non sapete da dove venite, non sapete cos’e’ vostro, nemmeno la lingua : non potete vantare diritti su nessun linguaggio, nemmeno sull’inglese, infatti quando parlate lo storpiate. Non potete vantare diritti su nessun tipo di nome, nemmeno su un nome qualsiasi che possa servire ad identificarvi con cio’ che potreste essere. Finche’ usate la parola NEGRO per darvi un’identita’ non potete vantare diritti su nessuna forma di cultura : essa non vi collega con nulla non da una identificazione nemmeno al colore della vostra pelle, mentre se dobbiamo riferirci a qualcuno di loro, sappiamo bene che si chiamano bianchi.i bianchi per distinguerli, alcuni di loro li chiamano portoricani; fate attenzione quando chiamano qualcuno portoricano gli danno una denominazione migliore di quella che danno a noi, poiche’ come sapete, esiste un luogo da cui deriva questo nome e almeno vi fanno sapere il luogo di provenienza. Ecco le loro classificazioni : bianco, portoricano, negro. Riflettete un momento: ecco fratelli un altro ostacolo posto davanti a noi. Bianco infatti è un nome legittimo, identifica infatti il colore della loro pelle; portoricano vi fa sapere che si tratta di una persona che, pur vivendo ora in questo paese proviene da un luogo ben preciso. NEGRO non dice niente, non comunica niente, non significa assolutamente niente.ditemi cosa potete identificare con esso ? niente. Cosa, cosa si puo’ collegare ad esso ? niente. Si trova esattamente al centro della terra di nessuno, e quando voi adoperate questo nome per designarvi, ecco dove siete: nella terra di nessuno. Non vi d’a linguaggio, poiche’ non esiste una lingua negra; non vi da cultura poiche’ non esiste una cosa simile. Non esiste insomma, la terra, non esiste la lingua, non esiste la cultura, non esiste l’uomo ; chiamandovi negri non vi fanno esistere. Potete infatti passeggiare davanti ai bianchi per tutto un giorno ed essi continueranno ad agire come se nemmeno vi vedessero, poiche’ voi stessi contribuite a privarvi d’una esistenza, siete persone prive di cultura, prive di storia.

Essi sono molto astuti: la mia, faccio notare di nuovo, non è un’affermazione razzista: alcuni possono non essere pieni d’inganni, ma tutti coloro con cui ho avuto a che fare si sono comportati da furbi e la loro civilta’ rispecchia questa loro malizia.l’astuto bianco, scrivendo libri,illustrandoli,realizzando spettacoli teatrali e televisivi, è stato cosi’ abile da impossessarsi della civilta’ egiziana e riuscire a convincere gli altri popoli che gli antichi egizi erano bianchi; erano invece africani quanto me e voi.

Le piramidi come ammettono gli stessi scenziati bianchi, sono costruite in una posizione tale da mostrare che gli antichi architetti che le idearono, avevano una conoscenza cosi’ vasta della geografia da saper calcolare il centro esatto della gravita’ della massa terrestre. E infatti le basi delle piramidi sono situate in esatta corrispondenza del centro di gravita’ della massa terrestre, cosa che non poteva avvenire, almeno che gli architetti non conoscessero, gia’ in quei tempi lontani, che la terra è rotonda e non sapessero calcolare la superfice della quantita’ di terra che si estendeva da ogni parte, partendo dal punto in cui essi si trovavano. Le piramidi sono state costruite tante migliaia di anni fa che è quasi impossibile calcolare l’epoca esatta in cui furono edificate, ma nonostante cio’, i bianchi riconoscono che il popolo che le realizzo’ conosceva a fondo la scienza delle costruzioni e oltre all’astronomia, le varie scienze connesse con lo studio della terra.

TRE FIGURE sono state coinvolte nel crimine commesso contro di noi: il mercante di schiavi, il padrone e un terzo di cui non ci hanno mai detto niente; il CREATORE DI SCHIAVI. Si legge del mercante di schiavi, del padrone, in effetti quest’ultimo voi lo conoscete bene: siente ancora nelle sue mani, ma non si puo’ leggere con altrettanta facilita’ del ruolo recitato dal CREATORE di schiavi.non si puo’ fare d’un saggio uno schiavo, non lo si puo’ fare d’un guerriero. Quando noi venimmo qui, anzi fummo portati con la forza, provenivamo da una societa’ altamente civilizzata, la nostra cultura era di prim’ordine, inoltre eravamo dei guerrieri, non conoscevamo la paura. Come hanno potuto mutarci in schiavi ? dovettero farci subire la stessa cosa che si fa ad un cavallo non gli si salta subito in groppa per cavalcarlo, non gli si metta subito in bocca un morso per farlo arare, no, dovete prima domarlo spezzandogli la volonta’ e solo quando lo si è domato si puo’ cavalcarlo. E l’uomo che lo cavalca non è mai l’uomo che lo ha domato; c’e’ bisogno di un individuo adatto per domarlo. Ci vuole un uomo crudele spietato, privo di sentimeti spregevole. Ecco il motivo per cui è sparita dalla storia la figura del il CREATORE DI SCHIAVI. Era cosi’ delittuosa, che non hanno avuto il coraggio di scriverci suedi raccontare cosa ci è stato fatto per abbassarci al livello in cui ci troviamo. Poiche’ se venite a conoscenza del ruolo recitato dal CREATORE DI SCHIAVI, ve lo dico con chiarezza,troverete difficile dimenticare e perdenare;lo trovereste senz’altro difficile. Io personalmente non posso perdonare il padrone di schiavi figuriamoci IL CREATORE.

IL CREATORE DI SCHIAVI – sapeva che non poteva fare di questa gente degli schiavi, a meno che per prima cosa, non li avesse resi muti. E’ uno dei sistemi migliori per privare qualcuno della capacita’ di esprimersi è privarlo del suo linguaggio. Come si chiama un uomo che non è capace di esprimersi, di farsi sentire, se non fantoccio, uomo di paglia ? una volta privi del vostro linguaggio siete dei fantocci: non potete comunicare con i vostri simili, non potete scambiare informazioni con la vostra famiglia, proprio non potete comunicare.

BK.


Fonte: Namir

giovedì 29 settembre 2011

Sull’esempio di Thomas Sankara, il CHE africano

La storia del Burkina Faso e quella del suo primo Presidente, Thomas Sankara, sono di quelle che vorrebbero farci dimenticare.

Dimenticare perchè scomode ai grandi poteri finanziari internazionali ed alle grandi potenze occidentali.
La storia rivoluzionaria di Thomas Sankara inizia il 4 agosto 1983, quando prende il potere con un colpo di Stato incruento e senza spargimenti di sangue.
Prima del suo arrivo alla Presidenza, il paese era chiamato Alto Volta. Sankara lo cambiò in Burkina Faso, che in due lingue locali (il morè e il dioula) significa “Paese degli uomini integri”.

Sankara non era visto bene dalle potenze occidentali e dagli americani.
Voleva nazionalizzare le principali risorse del paese per usarle in favore del suo popolo massacrato dalla fame, da un tasso di mortalità infantile del 187 per mille, dalla malaria e sotto il peso insostenibile del debito estero, creato dai precedenti regimi corrotti.
Quando salì al potere le prime politiche che attuò furono i tagli alle importazioni superflue, alle spese militari, rivoluzionò il modo di consumare solamente in base a quello che il Burkina Faso poteva produrre autonomamente, abolì le indennità presidenziali. Diceva che “non possiamo essere la classe dirigente ricca di un paese povero.” Sankara era uno dei presidenti di Stato più poveri mai visti. Viveva in una casa nella capitale, Ougadougou, per nulla differente dalle altre e nella sua dichiarazione dei redditi del 1987 risultavano solamente una vecchia Renault 5, alcuni libri e, tra le altre cose, un bilocale con ancora il mutuo da pagare.
Nei suoi anni di presidenza riuscì, rifiutando sia gli aiuti del FMI e della Banca Mondiale, a dare 10 litri d’acqua e 2 pasti al giorno a tutto il suo popolo.
Costruì ospedali, strade, ferrovie e scuole. Finalmente quel piccolo paese tra i più poveri del mondo, stava vedendo la luce dello sviluppo.
Ma ciò non poteva essere sopportato dalle grandi potenze occidentali, soprattutto quando Sankara disse, il 29 luglio 1987 all’Organizzazione dell’Unità Africana, di “non pagare il debito!”

Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine.
Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo.
Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato.
Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie.
Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini.
Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo.
Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici anzi dovremmo invece dire “assassini tecnici”.

Quelli che ci hanno condotti all’indebitamento hanno giocato come al casinò. Finché guadagnavano non c’era nessun dibattito ; ora che perdono al gioco esigono il rimborso.
E si parla di crisi.
No, Signor presidente.
Hanno giocato, hanno perduto, è la regola del gioco.
E la vita continua.
Non possiamo rimborsare il debito perché non abbiamo di che pagare.
Non possiamo rimborsare il debito perché non siamo responsabili del debito.
Non possiamo pagare il debito perché, al contrario, gli altri ci devono ciò che le più grandi ricchezze non potranno mai ripagare: il debito del sangue.

Se il Burkina Faso da solo rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza!
Invece, col sostegno di tutti, di cui ho molto bisogno, col sostegno di tutti potremo evitare di pagare, consacrando le nostre magre risorse al nostro sviluppo.

Con queste parole Thomas Sankara aveva sfidato il sistema economico mondiale. Aveva sfidato i signori del FMI e della Banca Mondiale.
Aveva detto NO al sistema del debito!
Grazie ad una splendida inchiesta del giornalista di Rai Tre Silvestro Montanaro, oggi sappiamo che alcuni uomini fidati di Sankara, con cui salì al potere nel 1983, tra i quali Blaise Compaorè, Gengerè (ora Ministro della Difesa del Burkina Faso) e Charles Taylor (burattino al servizio della CIA ed ex Presidente della Liberia) si riunirono prima in Mauritania e dopo in Libia insieme ad un uomo francese per discutere di come rovesciare Sankara. Dalla riunione in Libia venne l’appoggio anche di Gheddafi.

La Francia fu parte integrante, insieme alla CIA, del colpo di Stato che il 15 Ottobre 1987 fu attuato contro il Presidente Sankara.
Entrambe furono d’accordo a dare, una volta rovesciato Sankara, la presidenza a Blaise Compaorè.
Un uomo della CIA, che era presente all’ambasciata americana in Burkina Faso, lavorò a strettissimo contatto con il capo dei servizi segreti dell’ambasciata francese. Furono loro che decisero di far fuori Sankara!
Tuttò ciò fu dovuto al criminale interesse imperialista che l’America aveva di prendere il controllo del Burkina Faso. Sankara venne ucciso con dei colpi d’arma da fuoco da parte di quello che una volta era il suo migliore amico: Blaise Compaorè, che poi diverrà Presidente.
Da quel 1987 il Burkina Faso è sprofondato nuovamente nella povertà estrema, nella malattia e nella fame
La tomba di Thomas Sankara recentemente è stata oggetto di atti vandalici, da parte di chi ancora non è dato sapere.

Dal maggio di quest’anno i burkinabè sono in rivolta, urlando che “abbiamo fame!”. Il leader delle proteste si chiama Bénéwendé Sankara, non è un parente, ma solo quel cognome basta alla gente per farla tornare a lottare per i propri diritti.
Nonostante provino ad ucciderlo nuovamente, Thomas Sankara, il Che Guevara africano come è stato soprannominato, è più vivo che mai nei cuori e nelle lotte del suo popolo che non ha dimenticato il coraggio e l’esempio del suo grande Presidente.

Fonte:  Qualcosa di sinistra

domenica 11 settembre 2011

Cile 1973, l'11 settembre che non abbiamo dimenticato

Cile 11 settembre 1973, inizia il colpo di stato militare. Viene soffocato nel sangue il sogno di giustizia sociale e progresso rappresentato dal governo di Salvador Allende. Inizia l'11 settembre 1973 la dittatura di Pinochet: oltre 30000 morti, arresti, torture desaparecidos. L'11 settembre che non dimentichiamo

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento. (Estratto dall'ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l'11 settembre 1973)