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venerdì 13 gennaio 2012

Il Governo Monti contro l’acqua e la democrazia


Il re è nudo e finalmente tutti possono vederlo. Salutato come salvatore della patria e liberatore dall’incubo berlusconiano, il Governo “tecnico” dei professori, dopo aver approvato la prima fase d macelleria sociale come regalo natalizio, si appresta ora al secondo decisivo affondo : la cancellazione di ogni spazio pubblico nella gestione della società e delle comunità territoriali.

Incurante del fatto che la drammatica crisi globale in cui siamo immersi segni in prima istanza il definitivo fallimento delle politiche liberiste; indifferente al fatto che i referendum dello scorso giugno abbiano chiaramente indicato la fine del consenso sociale all’ideologia del “privato è bello”, il Governo Monti persevera imperterrito nella funzione per cui è stato voluto dai poteri forti economico-finanziari e subìto dall’inconsistenza politica dei partiti di centro-destra e di centro-sinistra: passare dal “privato è bello” al “privato è ineluttabile e obbligatorio”. Un modello capitalistico in crisi di sovrapproduzione da oltre due decenni, posticipata ad oggi grazie all’enorme espansione della speculazione finanziaria, di fronte al precipitare sistemico della propria crisi ha davanti a sé una sola strada per mantenersi in vita : smantellare totalmente i diritti del lavoro (fase 3 del Governo “tecnico”) e mettere a valorizzazione finanziaria tutti i beni pubblici, a partire da quelli ad alta redditività perché primari ed essenziali come l’acqua.

Ventisette milioni di donne e uomini di questo Paese, nel giugno scorso, hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse donne e uomini hanno votato anche in difesa dei servizi pubblici locali contro le strategie di privatizzazione.

Quel risultato, frutto di una mobilitazione sociale dal basso e senza precedenti, costituisce la vera spina nel fianco dei poteri forti, intenti a trasmettere ad ogni piè sospinto le esigenze dei mercati, nuove divinità colleriche cui fare sacrifici per garantirsene la benevolenza.

Cancellare quel risultato diviene prioritario per poter procedere: e se non si può farlo con un consenso ormai perso, deve essere utilizzata l’autorità.

Solo così si spiega il disprezzo per il voto referendario espresso a più riprese in questi giorni da diversi esponenti di governo in trasmissioni televisive e in dichiarazioni sui mass media.

Solo così si spiega come, dietro la foglia di fico delle “liberalizzazioni” di alcune categorie di servizi, ci sia la volontà di intervenire sulla gigantesca torta dei servizi pubblici locali (70 mld di euro solo per gli investimenti negli acquedotti).

Nella crisi sistemica, l’antagonismo tra democrazia e mercato non potrebbe essere più evidente : per il prof. Monti –quello del ripristino del rispetto per le istituzioni- il voto consapevole e costituzionalmente garantito della maggioranza assoluta degli italiani nulla conta di fronte all’esigenza delle multinazionali francesi e nostrane di poter usufruire di un business garantito come quello sull’acqua.

La posta in gioco questa volta è drammatica : in gioco non c’è solo –e non è poco- un bene primario come l’acqua; sotto attacco c’è la democrazia, ovvero il diritto per le donne e gli uomini di questo Paese di poter decidere sui beni che a tutti appartengono e sulla loro gestione.
Il Governo Monti va immediatamente fermato. Possiamo farlo perché siamo molti più di loro, possiamo farlo perché consapevolmente abbiamo attraversato le strade e le piazze di questo Paese portando il nuovo linguaggio dei beni comuni e della democrazia partecipativa come risposta alla dittatura dei mercati finanziari; possiamo farlo perché tra la Borsa e la vita abbiamo scelto, tutte e tutti assieme, la vita.

Il re è nudo : riempiamo le piazze e, al suo passaggio, indichiamolo con il dito e sorridiamo di futuro.

Marco Bersani (Attac Italia)

Fonte: Federazione della Sinistra

martedì 1 novembre 2011

IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA

PER IL RISPETTO DELL'ESITO REFERENDARIO, PER UN'USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI 

Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.
Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali - ad eccezione del Comune di Napoli - proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.

Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.

IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE

Per questo, il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”, ovvero una campagna che, obbedendo al mandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.

Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. I poteri forti invece di prenderne atto invertendo la rotta, ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro anche attraverso l'art. 8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società e la conseguente riduzione degli spazi di democrazia.
Indietro non si torna. Dalla crisi non si esce se non cambiando sistema, per vedere garantiti: il benessere sociale, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, un futuro dignitoso e cooperativo per le nuove generazioni.
Un altro modello di società è necessario per l’intero pianeta. Insieme proveremo a costruirlo anche nei prossimi appuntamenti internazionali, come la conferenza sui cambiamenti climatici di Durban di fine novembre e a Marsiglia nel Forum Alternativo Mondiale dell'acqua a Marzo 2012.
Siamo vicini ai popoli che subiscono violenze, ingiustizie e vengono privati del diritto all’acqua come in Palestina, di cui ricorre il 26 novembre la Giornata internazionale di solidarietà proclamata dall’Assemblea della Nazioni Unite.

Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.
Vogliamo che sia il luogo di tutte e di tutti, da qui l’invito a costruirlo insieme, come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua. Un movimento che ha sempre praticato la radicalità nei contenuti e la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione, considerando le une inseparabili dalle altre.
Per questo, nel prepararci a costruire l’appuntamento con la massima inclusione possibile, altrettanto francamente dichiariamo indesiderabile la presenza di chi non intenda rispettare il modo di esprimersi di questa ricchissima esperienza.

Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.
E un futuro diverso per tutte e tutti.
Promuove: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Per info e adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org

Fonte: Contro La Crisi

sabato 29 ottobre 2011

Acqua, fare come Napoli

di Paolo Ferrero
L'approvazione della gestione pubblica del ciclo integrato dell'acqua a Napoli, votata pochi giorni fa quasi all'unanimità dal Consiglio comunale partenopeo, con l'istituzione dell'Abc (Azienda Bene comune Napoli) è un fatto politico di valore nazionale. È stato premiato l'impegno del movimento ambientalista che ha portato alla vittoria referendaria dello scorso giugno.
Il provvedimento sottolinea inoltre il valore politico della svolta operata a Napoli con la vittoria di De Magistris e della coalizione che l'ha sostenuto. Si è decisa infatti la costituzione di un'azienda speciale integralmente pubblica che attua la ripubblicizzazione dell'intero ciclo, seguendo l'esperienza virtuosa di Parigi, con un soggetto pubblico che garantirà tra l'altro il diritto al minimo vitale di acqua - pari a 50 litri al giorno - per i cittadini in condizione di disagio sociale e la presenza di due esponenti del movimento ambientalista nel consiglio d'amministrazione.
Il percorso per la totale ripubblicizzazione del ciclo integrato a Napoli ha visto la battaglia del Prc sin dal 2004. All'epoca, sulla base della normativa vigente, per due volte l'Ato (Ambito territoriale ottimale) tentò di mettere a gara il servizio gestito dalla Arin (Azienda Risorse Idriche napoletane) Spa, e su iniziativa dei movimenti e di Rifondazione in giunta e nel consiglio, si riuscì a convincere il sindaco Jervolino a fermare la gara. Successivamente, nel 2009, si aprì una battaglia che puntava a realizzare un'azienda integralmente pubblica come ente di diritto pubblico.
Tuttavia l'inconcludenza dell'amministrazione precedente non portò a nulla, al punto che nel settembre 2010 il rappresentante Prc nel consiglio dell'Arin si dimise per l'impossibilità di realizzare quanto concordato. La delibera approvata negli scorsi giorni rappresenta dunque una grande innovazione giuridica e politica, perché, come si legge nello statuto, l'Abc è un ente di diritto pubblico, un'azienda speciale, che gestisce interamente il ciclo: dalla captazione alla depurazione, fino alla distribuzione, sciogliendo di fatto aziende preesistenti come l'Arin Spa e il consorzio della depurazione.
È la prima volta in Italia che si attua pienamente lo spirito del referendum, in quanto l'abrogazione del famigerato articolo 23 bis del Decreto Ronchi rende possibile l'attuazione dell'azienda speciale proprio come ente di diritto pubblico. Questo è un punto fondamentale perché vuol dire che la battaglia fatta con il referendum - a cui il governo non vuol dare alcun seguito - può essere ripresa dai territori, dalle amministrazioni locali. Inoltre, nello statuto dell'Abc vi è il principio della democrazia partecipativa che prevede spazi per i movimenti per l'acqua pubblica sia nella fase di indirizzo (ovvero nel comitato di sorveglianza) che, come già spiegato, nella fase di gestione (con due membri nel Cda) e il principio della gratuità del minimo vitale quotidiano per i soggetti svantaggiati, come previsto dalla normativa europea.
La delibera di Napoli deve quindi essere solo un primo passo da estendere in tutta Italia. Occorre quindi rilanciare - a partire dalla manifestazione del 26 novembre prossimo - la battaglia per l'acqua pubblica, con una semplice parola d'ordine: fare come Napoli, che ha dimostrato che l'acqua pubblica non solo è necessaria ma è possibile. Utilizziamo l'esempio di Napoli per fare un passo in avanti e rompere quella sensazione di impotenza che rischia di anestetizzare la realtà sociale.
Fonte: Liberazione

martedì 20 settembre 2011

VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A ELEONORA ARTESIO

Eleonora Artesio, consigliera regionale della Federazione della Sinistra, e' nata il 29 luglio 1954 a Torino, insegnante elementare, e' entrata nel 1975 in Consiglio comunale a Torino con la prima Giunta Novelli, risultando tra i piu' giovani consiglieri eletti. Nel 1977 e' stata nominata consigliera delegata alla Gioventu'. Dal 1980 fino al giugno del 1985 e' stata assessore all'Istruzione nella seconda Giunta Novelli. In seguito e' stata eletta in Consiglio comunale tra i banchi dell'opposizione, dove e' rimasta fino al 1997, prima con il Pci poi con il Prc, come membro delle Commissioni consiliari Cultura, istruzione e assistenza. Nel 1997 e' stata candidata a sindaco di Torino per il Prc e, dopo il secondo turno elettorale in apparentamento, e' stata assessore nella Giunta Castellani con le deleghe alle Periferie, Decentramento e Politiche giovanili. Dal 2001 al 2006 e' stata presidente della Circoscrizione 6 di Torino. Nel 2004 e' stata nominata assessore alle Politiche di solidarieta' della Provincia di Torino. Dal 2007 al marzo 2010 e' stata assessore regionale alla Sanita'. Nel 2010 e' stata eletta per la prima volta in Consiglio regionale. Si veda anche il sito https://eleonorartesio.wordpress.com/about/]

Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?
La visibilita' della marcia nella sua plurale partecipazione di singoli, di organizzazioni e di istituzioni e' stata ed e' importante perche' iscrive obbligatoriamente nell'agenda pubblica il tema e lo presenta come un principio di responsabilita', oltre il moto individuale o la cultura personale, quindi lo nomina come fatto politico.


E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?
Questa edizione e' attraversata dall'acuirsi di drammi antichi, come la condizione di poverta' e di carestia cui non e' estraneo l'esercizio della violenza nei rapporti tra gli Stati, e da situazioni inedite, come i rischi di instabilita' dell'Occidente e del nostro Paese. Nel momento dei sacrifici il tema dei valori di riferimento con i quali si compiono le scelte diventa cruciale.

Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?
La marcia e' significativa proprio per questo: lo stato dell'arte sembra essere un ovvio riconoscimento, come se la nonviolenza fosse la consuetudine nei rapporti tra gli individui e nelle relazioni tra le organizzazioni; oppure sembra essere una disposizione contemplativa di alcuni, per sensibilita' culturale o per attitudine religiosa. Il fatto che la nonviolenza sia un principio politico, cioe' regoli o meno la scena pubblica, non e' cosi' scontato: ad esempio e' condivisibile ed essenziale il richiamo del Presidente della Repubblica alla coesione sociale, ma questa non puo' praticarsi se non con la rinuncia a rapporti di sopraffazione e con invece la disponibilita' all'ascolto e alla relazione.

Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?
Un ruolo essenziale consiste nel rifondare pubblicamente l'attualita', la necessita' e la possibilita' della nonviolenza; il che significa ragionare sui fatti concreti della nostra comune condizione con questa ottica, esplicitandolo ma anche pragmaticamente facendo conoscere esperienze.

Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?
Cito due esempi di comportamenti individuali assunti pero' nell'ambito di battaglie pubbliche strutturali: il primo, nell'alveo del movimento No-Tav, il comportamento di Turi Vaccaro che a conclusione di un lungo digiuno e' salito su un albero per fermare i lavori, il secondo - rilevante sulla scena mondiale - il pacifista indiano Anna Hazare che da mesi testimonia contro la corruzione del Paese.

Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?
Sulla promozione di una reale politica di pace, attraverso il concorso al movimento di opinione per il ritiro delle truppe dalle missioni cosiddette "di pace" e per contrastare il costante rifinanziamento degli armamenti, a cominciare dall'obiezione all'investimento su Cameri per gli F-35.

Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?
La nonviolenza e' un percorso di tensione e di comportamento, ma non e' una strada che si puo' percorrere da soli perche' la dimensione in cui si esercita e' quella della relazione. Da donna comincerei dall'educazione al rispetto tra i generi.